Polmoni
Il nonno Piero, ucciso dall’amianto, diventa il segno di un progresso che toglie aria, radici e spirito, ma lascia fino alla fine fame di vita.
Mio nonno Piero era un tipo allegro e buono. Ho ricordi dolcissimi con lui. Non riesco ancora a scriverne senza lacrime. Volto buono di un tempo andato. È morto trent’anni fa, i suoi polmoni mangiati dall’amianto di una vita in fabbrica. Nato contadino e morto soffocato dal progresso. Ero infermiere al tempo, sono riuscito a stargli accanto molto nei suoi ultimi mesi, è morto mantenendo fame di vita e di aria. Fino alla fine. Generazioni sradicate dalle campagne e costrette a vivere in grandi palazzi a ridosso del padrone, orti, minimi fazzoletti di terra, come misero risarcimento che certo non compensava i campi abbandonati. Un apparente benessere, il boom economico, elevati standard di igiene ma, invisibile, nei polmoni, una polvere che uccideva silenziosamente.
Senza colpevoli riconosciuti. Intanto un altro amianto si infilava nei nostri respiri, a toglierci il soffio del Sacro, sradicarci da un rapporto con il Creato desacralizzato dal “progresso”, un altro amianto dettava le sue regole e imponeva ideologie tentando di soffocare Dio. Mio nonno è morto con fame d’aria e di vita nei polmoni. Vorrei morire così anche io. Senza rassegnarmi a una vita senza il Soffio vitale dello Spirito.
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