Corpo in esilio

Il Battista chiama a una fede concreta: uscire, immergersi, lasciarsi riportare a casa dal Padre.
April 11, 2026
“E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico” (Mt 3,4). Il corpo del Battista non sceglie il deserto per vivere nella solitudine ma per farsi raggiungere da altri corpi. Li porta fuori. La fede non è solo un pensiero, per credere serve uno spostamento fisico, occorre perdersi per farsi trovare. Il Battista è una voce, una voce nel deserto, ma non basta, lui è anche un corpo che chiama alla profondità di un’immersione, non si crede se non ci si immerge fino a perdere il respiro, se non ci si immerge nella miseria di ciò che siamo, se non si ascolta la fame d’aria che spinge dai nostri polmoni a chiedere un respiro nuovo.
Il Battista è un corpo in esilio, a dire che anche i nostri corpi sono esiliati, cioè fuori posto, non ancora a casa. Credere è ascoltarci, ascoltare le mani che chiedono di essere afferrate dal Padre, i nostri occhi che implorano di vedere la luce, i nostri piedi che sperano di trovare la strada del ritorno verso l’Eterno, il nostro cuore, cuore di un corpo in esilio che chiede solo di essere riaccompagnato a casa.

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