Ginocchio

Nel ricordo di una gita alla Presolana nel 1982, un ginocchio fragile diventa una lezione di vita: i padri non sono invincibili, ma il loro sguardo può continuare ad accompagnarci anche quando non ci sono più.
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May 29, 2026
Anno 1982, l’Italia ha appena vinto il Mondiale spagnolo, io ho sei anni e sono in gita in montagna, passo della Presolana, sono con mio padre, con noi qualche suo amico. Io cammino spedito, mio padre mi guarda e lo immagino fiero di me, quante volte cerchiamo nella vita di tornare ad abitare quello sguardo? Benedizioni paterne che, se non arrivano, rendono davvero complicata l’arte della sopravvivenza. Ad un certo punto però qualcosa si inceppa, il ginocchio di mio padre non regge, un dolore improvviso, deve fermarsi, niente di grave ma non può proseguire. Io mi spavento, lui mi rassicura, scenderà lentamente fino a casa, io sono pronto ad accompagnarlo ma lui mi ferma. Io sarei dovuto andare fino in cima con il resto del gruppo.
E così avvenne. A distanza di tanti anni mi sembra di aver capito che quel ginocchio abbia permesso a mio padre di insegnarmi almeno due cose, la prima è che i padri non sono invincibili e che la fragilità accolta è una virtù. La seconda: lui non ci sarebbe stato per sempre, avrei dovuto imparare a cavarmela da solo e, soprattutto, avrei dovuto fidarmi, il suo sguardo fiero mi avrebbe comunque accompagnato. Adesso che lui è morto lo sento vivo e ringrazio anche la fragilità di quel ginocchio. 

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