I sensi appuntiti

La memoria passa dal corpo: odori, suoni, immagini, paura. Rigoni Stern lo sapeva bene. E forse anche il sacro dovrebbe tornare a parlare ai sensi, prima che alle spiegazioni.
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May 26, 2026
Non scorderò mai la prima volta che da ragazzino lessi le prime righe de “Il sergente nella neve”, di Mario Rigoni Stern: “ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli sternuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno.
E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò addosso le sue settantadue bombarde.” Il corpo memoria, i sensi appuntiti, il corpo che tutto trattiene, il naso, le orecchie, gli occhi, tutto di noi è aperto a ricevere, e non dimentica, anche dopo molti anni. Rigoni Stern aveva compreso bene, uomo nato nei boschi, che la memoria non è un’idea ma un’esperienza. Concreta. Il terrore si incide nel corpo. C’è una bellezza perfetta in queste parole, sembra la descrizione di un rito, forse il terrore e l’amore, nel loro carattere estremo, si somigliano. Figli di continue spiegazioni forse dovremmo tornare ad approcciarci anche al sacro con liturgie capaci di segnare il corpo.

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