Sangue (leucemia)

Un uomo scopre la malattia e sente il corpo come un nemico. Da quello smarrimento emerge la forza della promessa cristiana: anche i nostri corpi mortali riprenderanno vita.
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May 22, 2026
Sono passati moltissimi anni ormai, ricordo il suo volto perso e stupito, gli avevano diagnosticato una leucemia molto aggressiva, lui non aveva sintomi evidenti e aveva scoperto la malattia dopo una serie di esami diagnostici proposti dalla ditta in cui lavorava, controlli medici che rientravano nella prassi per concludere un iter di promozione. Non ricordo il nome, sono passati più di trent’anni e non so minimamente che fine abbia fatto, però non ho scordato lo smarrimento con cui mi narrava queste cose. Non era arrabbiato, era stupito. Mi diceva che sentiva, di colpo, il suo corpo come un avversario, come qualcosa che si metteva tra sé e la felicità (e io mi domandavo cosa fosse questo sé, privato del corpo).
Più ancora mi chiedevo come si potesse vivere in un corpo sentito ostile. Un corpo disubbidiente a un’idea di felicità, un animale che trascinava altrove, che non si lasciava addomesticare. Era un uomo spaccato nel suo intimo, non so se sia sopravvissuto alla leucemia, se abbia fatto pace con il suo corpo, non so se abbia trovato una qualche forma di felicità, so per certo che quando penso a lui mi pare di comprendere un po’ meglio la promessa cristiana descritta bene dal Catechismo della Chiesa Cattolica “dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma anche i nostri «corpi mortali» (Rm 8,11) riprenderanno vita”.

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