Seno
Nel gesto dell’allattamento, madre e figlio si nutrono a vicenda: il corpo diventa relazione, ascolto, cura ricevuta e donata.
“Mentre succhiava, con la sua manina neonata appoggiata al mio seno sembrava sussurrarmi i segreti della vita”. Un’amica, mamma da poco, l’esperienza di un corpo che genera una vita, esperienza luminosa che rischia di annientare di luce per troppa bellezza, invece lei, lucidissima, mi dice che non mi parlerà del grembo, come le avevo chiesto io, perché il periodo della gravidanza in sé “ha tradito alcune aspettative idealizzate”, quindi mi parlerà di quando il figlio appena nato sussurrava segreti succhiando dal suo seno. Che è poi un capovolgimento interessante, la parte del nostro corpo che sembra creata appositamente per dare vita ecco che ce la dona, dal seno siamo noi a succhiare i segreti della vita da una creatura.
Senza essere Madonne e senza partorire Cristo siamo forse, con Dante, tutti figli dei nostri figli? Non so ma di sicuro mi pare interessante chiedere al nostro corpo di mantenersi sempre in relazione, aperto insieme alla parola e all’ascolto, a una sistole e diastole continua e contemporanea. Nemmeno l’allattamento può essere concepito come un atto di pura cura, siamo insieme anche accuditi, sfamati. Mi viene in mente Domenica del Paradiso, una mistica fiorentina nata alla fine del 1400 che chiedeva a Dio di essere allattata da lui “O sposo io non ho latte, bisogna che mi sia dato da te” e Dio la allattava.
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