Corpo prepotente
La maternità rivela il corpo come potenza: vita che si impone, chiede cura e cambia lo sguardo sugli altri.
Antonia è nonna ma quando le chiedo una riflessione sul corpo torna al momento in cui ha scoperto che sarebbe diventata mamma: “non sapevo che un corpo fosse così potente, pieno di energia finché mi sono accorta che un seme era dentro di me”, mi colpisce che il pensiero sulla maternità non parli di fragilità, di dolcezza, di smarrimento ma di potenza. Di forza. Mi viene subito in mente il Magnificat, preghiera cantata in equilibrio tra due grembi gravidi, anche lì emergeva la potenza, quella di Dio: “ha spiegato la potenza del suo braccio”.
La vita è potente. Il corpo gravido non solo come spazio di tenerezza ma come luogo pensato per far esplodere la vita. “Ho amato sin da subito questo nuovo essere che prepotentemente cresceva” Antonia mi stupisce ancora, il bimbo non è eterea angelica presenza ma vita prepotente che si impone, ancora forza, il corpo dell’altro è realtà amorevolmente violenta, qualcosa con cui dover fare i conti. E infine, “l’ho cullato, accarezzato, baciato e mi ha fatto apprezzare ed amare questo mio corpo e quello degli altri” una volta esplosa, la vita, chiede però di essere baciata. Quel corpo che prepotentemente chiedeva di essere partorito al mondo genera la conversione, ora anche il corpo degli altri, grazie al figlio, canta che spesso la prepotenza non è altro che un modo per implorare cura.
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