Con grazia
Il corpo come casa, tempio e via: luogo fragile ma aperto, chiamato a uscire da sé, ad accogliere l’amore e a lasciarsi attraversare dalla grazia.
“…ho capito, allora, l’importanza del corpo, che non è altro che l’importanza degli altri, del loro amore, e della storia; non è altro che la speranza che i propri desideri possano prendere corpo all’esterno, e che non siano invece destinati a rimaner chiusi nel proprio cuore”, leggo questo passaggio di Bianca Cesari in un articolo online e provo a mettermi in contatto con lei.
Mi ha molto colpito questa sua visione del corpo proteso all’esterno, radicalmente esposto. Parole partorienti le sue, capaci di ricordarci che il nostro corpo dovrebbe replicare ogni giorno la forza di quella contrazione da cui è nato, vivere in atteggiamento d’uscita costante, con tutti i rischi, Pasqua quotidiana. “Per me corpo è il tempio, la casa, e allo stesso tempo la via”, mi dice, sottolineando ancora una volta la via, come mezzo, come spazio, come intima vocazione all’uscita da sé, “è il linguaggio attraverso il quale soltanto passano la grazia e lo Spirito”. E cosa intendi per grazia? Insisto. E lei “non è altro che l’amore, dal quale siamo attraversati”. Ancora esperienza di movimento, attraversamento. Le parole di Bianca si muovono e smuovono, non spiegano ma dispiegano, smascherano le nostre stanchezze, il nostro è un corpo d’esodo, da pellegrinaggio, ogni corpo immobile non ha grazia, è disgraziato, il nostro corpo ci implora di poterci portare Altrove, con grazia.
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