Mano paralizzata

Gesù guarisce una mano paralizzata e, davanti ai cuori induriti, mostra che il vero miracolo è tornare ad aprirsi: alla vita, all’amore, alla possibilità di benedire anche chi resta chiuso.
May 9, 2026
“E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all'uomo: «Tendi la mano!»" (Mc 3,5). Gli occhi di Gesù si caricano di collera, i suoi avversari sono muti, i loro cuori sono duri, i loro corpi rigidi, come morti. I suoi avversari stanno usando la sofferenza di un uomo per poterlo accusare, è un malato silenzioso, ha una mano paralizzata, non ha nemmeno la forza di chiedere aiuto. Corpi bloccati, dalla malattia o dall’odio. Ma dalla malattia è più facile guarire. Negli occhi di Gesù l’ira per tanto amore soffocato, nel suo cuore la tristezza di chi non comprende come si possa scegliere di non amare, ma tutto ciò non lo ferma, forse ha bisogno anche lui di un miracolo, per ridonare linfa al suo di corpo.
“Tendi la mano”, dice all’uomo dall’arto paralizzato, e le dita prendono vita, come petali al sole. Il nostro corpo è fatto per aprirsi, per accogliere, per esporsi. La mano si distende, diventano visibili i solchi, mappa per possibili sentieri da percorrere, il futuro non si legge nella linea della mano ma accade quando decidiamo di lasciarci andare, di concederci. Forse anche Cristo aveva bisogno di vedere una mano aprirsi all’invito della vita. Forse avrà ricordato quel miracolo quando la sua di mano, aperta e crocifissa, decise di rimanere distesa per sempre a benedire anche gli uomini dal cuore paralizzato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA