Labbra
Una poesia ascoltata per caso riaccende lo sguardo sul mondo: le parole, quando sono vive, non descrivono soltanto la realtà, ma la fanno rinascere, restituendole stupore, calore e anima.
Ricordo esattamente il momento in cui ho ascoltato per la prima volta, dalle parole del poeta Davide Rondoni, attraverso un paio di auricolari collegati allo smartphone, la poesia “La linea Alba” di Antonio Santori. In quel momento, ero nella piazza di La Spezia, quella davanti alla cattedrale, faceva freddo, era sera, forse pioveva, ma io, in quel momento, ho sentito le mie labbra rinascere, le ho sentite colorarsi e scaldarsi, le ho sentite vibrare e vivere perché, con il poeta, anche io sentivo che “mentre vivo, tutto mi sembra innominato”.
Questo passaggio della poesia di Santori profuma di Genesi e di asfalto, riesce a saldare la sapienza di un Dio che elencando crea il mondo con le nostre povere labbra che spesso usiamo solo per ridurre il mondo a un elenco descrittivo e triste. Il mondo è innominato, attende le nostre poetiche parole di resurrezione, attende le nostre preghiere, le nostre labbra hanno un compito preciso, mantenere in vita la vita, dire lo stupore dell’esistenza. Avere labbra divine, ero in quello spazio anonimo di una città portuale e ho sentito distintamente che era colpa mia se il mondo in quel momento mi sembrava troppo freddo e grigio, era colpa delle mie labbra che non sapevano staccare parole vive, parole che sapessero resuscitare l’anima vibrante dal reale.
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