Orecchie (d’asino)

Francis Jammes sogna il Paradiso con gli asini: creature umili e fedeli che ci insegnano a lasciare l’ossessione della perfezione e a ritrovarci poveri, veri, finalmente amati
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May 19, 2026
“Arriverò seguito dalla loro miriade di orecchie, seguito da quelli che portano ceste sui fianchi, da quelli che trascinano carrozzoni di saltimbanchi o carrozzelle di piumini e di metallo, da quelli che portano sul dorso bidoni ammaccati. Asine pregne come otri, dalla traballante andatura…” Francis Jammes, poeta francese, sognava di andare in Paradiso con gli asini, scortato da una miriade di orecchie, segno di dolcezza, di umiltà, di dedizione. L’immagine è stupenda, uno stuolo di grandi orecchie al vento che si muovono lentamente ma decisamente verso il paradiso.
Nella nostra cultura le orecchie d’asino sono, o erano, forse questa è immagine un po’ datata, riservate a chi sbagliava, a chi non era all’altezza, Jammes non solo la ribalta ma rende l’animale simbolo di una santità dolcissima e fedele “che io sia simile agli asini che specchieranno la loro umile, dolce povertà nella limpidezza dell’eterno amore”. Così, alla fine, vien voglia di sostituire le proprie orecchie con quelle d’asino, trovare in cuore il coraggio per mostrarsi per quello che si è, smettere i panni narcisistici che ci obbligano ad apparire perfetti, perdere finalmente la faccia, ritrovare l’umiltà, ridere di noi, ragliare la nostra miseria per ritrovare il desiderio che ci salva: poterci finalmente rispecchiare nella limpidezza dell’eterno amore.

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