Bankitalia, l'allarme di Panetta: «Senza produttività il Paese si ferma»
Il governatore della Banca d'Italia sottolinea il rischio che l'inflazione arrivi al 6% e invita a «evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento. Il Pil ha perso slancio. Europa forte se unita». E dice sì a nuove aggregazioni bancarie

Il mare è agitato e occorre attrezzarsi. Malgrado una «significativa capacità di tenuta» sin dal Covid, siamo un Paese fermo, «lo slancio si è attenuato»: senza il Pnrr, che ha innalzato il prodotto annuale di quasi l’1%, in media, nel quinquennio, saremmo già in recessione. Viviamo per di più una stagione in cui l’ordine mondiale conosciuto nel Dopoguerra è stato sconvolto (e senza che le politiche di Trump abbiano finora apportato benefici agli Usa). È quindi l’ora di scelte forti e di «un deciso aumento della produttività», per non compromettere il futuro degli italiani e irrobustire un’espansione tenuta su dalle esportazioni, ancora non penalizzate dai dazi. E in questo l’intelligenza artificiale sarà il terreno su cui «si deciderà la crescita futura»: pur «non priva di costi» per i lavoratori, «può divenire una leva decisiva per rilanciare la produttività» del lavoro, che potrebbe crescere anche «di oltre 1 punto in caso di diffusione rapida e pervasiva».
Oscillano fra un quadro poco roseo e nuove prospettive che si aprono le terze Considerazioni finali di Fabio Panetta da governatore della Banca d’Italia, lette come sempre alla presenza del gotha del mondo produttivo e finanziario. Tutto è interconnesso e il classico "bollettino" sullo stato di salute del Belpaese non può non prendere le mosse dall’analisi di quanto sta avvenendo nel mondo. Dove davanti alla «distribuzione diseguale dei benefici della globalizzazione» e al «ritorno del protezionismo», la risposta «non può essere la chiusura», occorre «evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento». E in questo mondo «instabile» l’Europa «deve trovare in una maggiore unità la condizione della propria forza», è la prognosi fatta dal banchiere romano. La tecnologia «sarà il terreno decisivo» della nuova sfida planetaria e allora «l’intervento pubblico», quindi la politica, «deve accompagnare questa trasformazione, imboccando con decisione» la via del calo del debito pubblico per liberare risorse «per lo sviluppo», ma anche «per la spesa sociale», alla luce delle istanze dell’invecchiamento della popolazione. Mentre, davanti alla crisi energetica imperante, la sensazione è che Bankitalia non dia più di tanto peso alle pur «necessarie» misure mirate di aiuto a famiglie e imprese che stanno monopolizzando il dibattito (e non c'è una presa di posizione sulla deroga ai conti chiesta alla Ue). Il punto centrale resta che l’Italia deve agire sui fattori strutturali e ridurre la dipendenza dall’estero, fattore molto penalizzante, «agendo su tre fronti: efficienza energetica, sviluppo delle rinnovabili e potenziamento delle reti». E il nucleare? Nessuna chiusura, «le nuove tecnologie in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione».
Quanto all'inflazione, la preoccupazione in via Nazionale c'è: negli scenari più sfavorevoli, con un conflitto prolungato in Iran, potrebbe arrivare «sopra il 6%» nell'eurozona e «rimanere a lungo» a questi livelli, sottraendo alla crescita «un punto nel biennio 2026-27». Per questo la corsa dei prezzi va contrastata, anche con «una ricalibrazione dell'orientamento di politica monetaria» (parole che lasciano presagire una fase di rialzo dei tassi), per «prevenire una spirale tra prezzi e salari» che «sarebbe dannosa».
Insomma, «il compito civile di questo tempo», annota Panetta, è quello di «creare le condizioni» per tramutare «la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro». Quasi sulla scia dell’enciclica di papa Leone, uno degli aspetti che più colpisce del discorso del governatore è il corposo capitolo dedicato all’IA e alle nuove tecnologie digitali. Dove centrale è «la questione dell’adozione». È un monito a non perder tempo: oggi, «appena il 5% delle aziende fa un uso intensivo» dell’IA, sottolinea l’inquilino di palazzo Koch, aggiungendo: «Siamo ancora in una fase iniziale», ma non va ripetuta «l’esperienza degli anni Novanta», quando sulle nuove tecnologie dell’epoca «si accumularono ritardi che poi ci hanno frenato per decenni», fino a oggi. Anche qui, «decisivo» può essere l’intervento pubblico, sostenendo «la nascita e la crescita di aziende innovative» e creando «strutture di supporto» per le imprese minori, oltre ovviamente a dar vita a «condizioni favorevoli» a livello europeo. Non manca un richiamo ai giovani laureati italiani che sempre più se ne vanno all’estero («Oltre 100mila tra 2020 e ‘24»), fenomeno che «alimenta un circolo vizioso» e che va spezzato.
Sul piano bancario, Panetta annota che la dotazione patrimoniale degli istituti italiani si è rafforzata anche nel 2025 e ciò «apre spazio a nuove aggregazioni, nazionali e transfrontaliere». La liquidità non manca e «non si segnala un aumento delle difficoltà di accesso al credito» ma, evidenzia «va riaperto l’annoso cantiere del capitale di rischio», per rafforzare la crescita dimensionale delle aziende e la loro capacità di fare investimenti. Ma l’annotazione di fondo, che permea tutte le 27 cartelle delle Considerazioni, rimane che «il criterio ultimo» di validità dell’azione nazionale, ai vari livelli, «sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani». Tutto deve concorrere a questo fine.
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