Mano

La libertà spaventa perché espone. Per questo restiamo ingessati. Ma la libertà vera ha il volto di Cristo: mano aperta sul mondo, anche dalla croce.
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May 28, 2026
“La mano sotto il gesso sogna il movimento delle dita ed immagina la pelle su cui poi si poserà ma si sa che una frattura resta nella testa come una ferita anche se il gesso se ne va”, la metafora della mano ingessata che sogna il movimento delle dita è un passaggio di una vecchia canzone di Niccolò Fabi che parla della paura della libertà. Che poi dovrebbe essere una cosa normale aver paura della libertà, perché la libertà espone, ci fa rischiare, permette alla nostra storia di deragliare. Quindi è molto più conveniente ingessarsi, per certi versi.
Oppure definire libertà ciò che libertà non è, per illudersi di non essere ingabbiati. Siamo come una mano ingessata che sogna il movimento ma spesso inconsciamente speriamo che la nostra pelle non veda mai più la luce del sole, che non senta più il vento, che non arrivi mai il giorno in cui togliere il gesso alla mano perché poi dovremo forzatamente confrontarci sul movimento che rende libera una mano. Resta, ha ragione Fabi, come una frattura nella testa che ci blocca, e probabilmente resta quando abbiamo intuito che il profilo vero della libertà è esigente, totalizzante e paradossale, quando abbiamo compreso che la libertà è Gesù Cristo. Paura perché la sua mano libera è stata inchiodata ad una croce, mano aperta sul mondo, mano a cantare un’idea di libertà totalizzante. Una libertà che ci fa paura.

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