Il canto
Da “Annarella” di Lindo Ferretti, il dolore come luogo sacro della mancanza, dove solo l’amore può parlare.
“Lasciami qui, lasciami stare, lasciami così” canta Lindo Ferretti in “Annarella”. Ha dichiarato di aver scritto questa canzone pensando a suo padre, padre morto prima della sua nascita. Non è difficile lasciarsi trasportare dalla voce sciamanica di Lindo a sprofondare nella propria carne, a scendere fino negli abissi oscuri di ciò che siamo, nelle viscere della parte più intima e dolorosa di noi, lì dove si piangono le assenze, dove il corpo è il luogo della mancanza, lì ad implorare, dal fondo di ciò che siamo, di essere lasciati. Lasciati qui, lasciati stare, lasciati così.
Quando faccio mie queste parole imploro al mondo di lasciarmi in un dolore che comunque mi fa sentire vivo, solo, ma in una cattedrale silenziosa e buia, sacra. Allontano tutti coloro che per una sorta di fede distorta o di psicologismo odioso vorrebbero privarmi delle lacrime. “Non dire una parola che non sia d’amore per me per la mia vita” perché in quei momenti il corpo dolente smaschera: se non battezzata d’amore la parola è solo vuoto rumore. Nessuna parola che non sia d’amore per questa vita che sarà faticosa ma “che è tutto quello che io ho”. E ogni cellula del corpo sa che, quando si soffre d’amore, l’agonia può trasfigurarsi in consegna: “e non è ancora finita”.
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