“Così come Paolo di Tarso, sono stato disarcionato, sono stato buttato per terra, e miracolosamente mi sono rialzato nudo”. Alda Merini nel suo “Francesco canto di una creatura” sovrappone la conversione di Paolo e quella di Francesco, l’incontro con Dio disarciona il nostro corpo, lo butta a terra, immagine molto fisica e quindi preziosa per risvegliare il nostro cristianesimo sempre troppo astratto e intellettualizzato. L’incontro con il Padre è anche un trauma. Francesco si rialza nudo, ha perso la corazza del soldato e le vesti preziose del ricco, credere è mostrare la fragilità del proprio corpo, farne una polena esposta ai venti della vita.
Con il nostro corpo nudo possiamo sentirci ridicoli, più volte Francesco ordinerà ai suoi frati di umiliarsi denudandosi, ma possiamo anche avere molta paura quando la nostra nudità è materia da diagnosi per un medico oppure il corpo nudo può cantare la vita se affidato a occhi innamorati. Cristo nasce nudo in una mangiatoia e muore nudo su una croce. Francesco muore nudo sulla nuda terra. Corpo esposto allo sguardo degli altri, corpo che accetta di non difendersi più. Ma forse spogliarsi è prima di tutto un esercizio per educare il proprio di sguardo, per liberarlo, per convertirlo, perché indifesi e stupiti possiamo cantare anche noi: “allora ogni elemento terreno ha assunto uno splendore senza pari”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


