Corpo abbandonato
Il corpo che invecchia e si consegna non è solo fragilità: nel limite, dice il Vangelo, può ancora seguire Cristo e glorificare Dio.
“In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi»” (Gv 21,18-19).
Le parole che il Risorto rivolge a Pietro sono dure, ci fanno paura. Passiamo una vita intera a istruire il nostro corpo all’autonomia, cingersi la veste, e alla libertà, andare dove vogliamo, risulta quindi difficile comprendere il destino di un corpo, il nostro, che deve arrendersi alla fragilità. È vero, queste parole sono rivolte a Pietro, profetizzano in qualche modo la sua crocifissione; eppure, sembra altrettanto chiaro che il destino del corpo, il nostro destino, non si discosterà molto dal suo.
Corpi rallentati dalla vecchiaia, appesantiti dalla malattia, autonomie che vengono meno, libertà che si infrangono in nuovi limiti, tutto questo sembra la descrizione di tante vecchiaie. Ma proprio lì, nel cuore del limite, il Vangelo dice che è possibile glorificare il Signore, e pure seguirlo, trasformando la fatica in sequela. Un paradosso comprensibile solo se smettiamo di chiedere al nostro corpo di limitarsi a funzionare e proviamo a istruirlo alla consegna fiduciosa di sé. La fede passa dal corpo abbandonato al Padre.
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