La felicità che mette radici in Dio
Il Salmo 1 dice che si può essere felici: “come albero piantato lungo corsi d’acqua”. Mello parla di “trapianto” e del suo “travaglio”. Il male è “pula che il vento disperde”: “Il Signore veglia”.

Il Salmo 1 ci assicura che l’uomo, che ognuno di noi, può essere felice. Che la felicità è bere della legge di Dio, diventare intimi, farsi allattare da Lui. E poi ecco la grande immagine dell’albero: “è come albero piantato lungo corsi d'acqua, che dà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa, riesce bene”. Alberto Mello nel suo commento dal titolo “Leggere e pregare i salmi” edito qualche anno fa da Qiqajon, parla di albero non solo piantato ma trapiantato “ogni trapianto comporta un certo travaglio, delle possibili crisi di rigetto (…) ciascuno deve essere trapiantato altrove per produrre fritto. Dove? Trapiantati nella casa di JHWH”. Mi lascio trasportare da questa poetica e potente immagine, mentre cammino sento che i miei piedi sono come radici che costantemente si radicano e sradicano nella terra cercando il posto giusto per produrre frutto. Il salmo mi ricorda che io, proprio io, posso portare frutto, non è scontato. Guardo le persone che mi camminano accanto mi sembra di sentire anche in loro la stessa ricerca, quella di provare a non essere sterili, che è probabilmente la vera radice dell’infelicità.
Non sentirsi parte feconda della Creazione. Se non ci fosse il salmo 1 io non avrei saputo dare nome all’infelicità, non così. Disperazione è essere sradicati dalla vita che vive, dall’Amore che non muore. Tutto questo mi commuove, la preghiera converte il mio sguardo, non vedo più avversari ma alberi, fratelli che imparano che la felicità è mettere le radici in Dio. Vedo uomini e donne che cercano, come possono, magari in modo disarticolato, di individuare i corsi d’acqua della divina speranza. Vedo un bambino che sta imparando a camminare, mi pare un esercizio di fede, la dichiarazione pratica che ognuno di noi sta cercando la propria strada per tornare al Padre, per essere finalmente felice. Di giorno in giorno trapiantati per poter arrivare, alla fine, a mettere radici nel cuore dell’Eterno.
“Non così, non così i malvagi, ma come pula che il vento disperde” alla luce del salmo il male non mi fa più così paura, non quello del mondo, nemmeno quello che mi abita, il male illuminato dalla preghiera non sembra più invincibile perché il soffio di Dio lo disperde. Si alza un po’ di vento, respiro profondamente, chiedo che anche il male che sento in me possa essere disperso dal vento della misericordia divina.
“Poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti, mentre la via dei malvagi va in rovina”. Sempre Alberto Mello illumina questo passaggio “la felicità dell’uomo gradito a Dio è un “passo avanti” rispetto alla routine del mondo, al semplice benessere degli altri. Perciò essa è generalmente misconosciuta dagli uomini, ma conosciuta e preziosa agli occhi di Dio”. Quando sono triste è perché sono un passo dietro, sono fuori tempo, non sono sintonizzato sull’incedere dell’Eterno. Ti prego Signore di aspettarmi, aiutami a sentire che sei tu che apri strade percorribili, aiutami a sentire che non sono solo, aiutami, ogni volta che cado, ogni volta che sbaglio, a farmi rialzare da te. Aiutami a fidarmi, a darti le mie mani, perché io possa imparare a camminare, a trovare il coraggio per fare quel passo avanti capace di farmi smarcare dalle seduzioni del mondo, quel passo avanti capace di trapiantare i miei passi nel seno della beatitudine.
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