La rete europea di aziende amiche delle famiglie ora scommette sul welfare
Fra le prime ad aderire la bergamasca Plastik che propone buoni per l’acquisto di libri scolastici ed erogazioni liberali che chi si sposa

Slanciato e ben curato. Empatico e discreto quanto basta. Il maggiordomo aziendale è una figura sempre più diffusa (e gradita) negli ambienti di lavoro. I colleghi si affidano a lui per prenotare i loro viaggi di lavoro o di piacere, acquistare dal fioraio le migliori rose rosse da regalare (a fine giornata) a mogli o fidanzate in occasione di qualche anniversario, preparare la festa del secolo al figlio diciottenne. Senza di lui l’impiegato perfetto farebbe fatica a concentrarsi sul lavoro. E, timbrato il cartellino di uscita, preoccupato per l’arretrato in sospeso, finirebbe per essere marito e padre con la testa altrove.
È una delle ultime strategie adottate da un numero sempre maggiore di aziende per rendere il luogo di lavoro accogliente e motivante. Perché il benessere lavorativo fa bene al dipendente, ma anche all’azienda: non è un caso se – come emerge da due studi di Edenred/Sda Bocconi – il 54% delle imprese con piani di welfare strutturati ha registrato una crescita del fatturato superiore del 10%, fidelizzando i propri talenti e riducendo il turn over.
Nasce anche da queste considerazioni il network europeo delle aziende family friendly, che, promosso da Elfac (la federazione europea delle associazioni nazionali delle famiglie numerose) ha mosso i suoi primi passi l’11 febbraio a Bruxelles.
«Gli obiettivi del network? Creare una rete europea di aziende che impegnate nella promozione del benessere dei propri dipendenti e delle loro famiglie – spiega Regina Maroncelli, bergamasca, madre di quattro figli e vicepresidente di Elfac –. Promuovere politiche di conciliazione, corresponsabilità e sostenibilità demografica. Stabilire standard di qualità familiare per l’ambiente aziendale. Influenzare le politiche pubbliche attraverso attività di lobbying e sensibilizzazione»
Le aziende che intendono aderire al network dovranno fornire evidenze sulle loro azioni family friendly. Il modello di riferimento per ottenere la certificazione è un documento redatto dalla fondazione Màsfamilia, organizzazione privata, senza fini di lucro, leader nella conciliazione vita-lavoro in Spagna e America Latina.
Tra i primi ad aderire, in Italia, il gruppo Plastik – di Albano Sant’Alessandro (Bergamo) – duecento dipendenti impegnati nella produzione di film e sacchetti. I suoi dirigenti hanno portato la loro testimonianza, in occasione di un convegno promosso a Piacenza da Elfac, Anfn e Forum delle associazioni familiari. L’azienda offre ai dipendenti la possibilità – tramite premio di risultato aziendale convertibile in welfare – di acquistare buoni per libri di testo, materiale scolastico o rette scolastiche. Rimborsi per i centri ricreativi estivi. Qui ogni matrimonio viene festeggiato con una erogazione liberale (soggetta a contributi Inps e Irpef). E ogni nuova nascita con un pacco di pannolini e una lettera di congratulazioni. Ai figli dei dipendenti viene offerta l’opportunità di stage e tirocini in azienda. Gli orari di lavoro sono flessibili. E lo smartworking è garantito a tutti.
L’esperienza sul campo ha portato il management del gruppo ad una conclusione: «Le aziende che investono nel welfare familiare – osserva Anna Cattaneo, responsabile della sostenibilità di Plastik – hanno dipendenti meno stressati, più fedeli e più soddisfatti del loro lavoro». Non solo: «Adottare queste misure può migliorare l’immagine aziendale e far percepire l’impresa come una realtà attenta alle esigenze umane e familiari dei propri collaboratori».
«Lavoro agile, modulazione degli orari, banca ore, congedi (non solo per la cura dei figli ma anche degli anziani e parenti con disabilità), ferie solidali, accomodamenti ragionevoli per lavoratori con disabilità e caregiver: sono misure che vanno diffuse, anche nella prospettiva di una concreta condivisione del lavoro di cura tra i generi» osserva Sauro Rossi, segretario confederale della Cisl con delega alle politiche della famiglia e dell’infanzia. «I dati che emergono dell’Osservatorio Cisl sulla contrattazione di secondo livello (Ocsel) mettono in evidenza un profondo cambiamento: la domanda di interventi per il work life balance è in forte crescita. Per soddisfarla pienamente, servono misure di welfare contrattuale specifiche».
«Nel 2025 – osserva Alfredo Caltabiano, presidente nazionale di Anfn, l’associazione che raduna e dà voce alle famiglie numerose – l’Italia ha registrato il tasso di natalità più basso della sua storia: 1,13 figli per donna. Nello stesso anno, 42mila madri si sono dimesse dal lavoro. Il 63% di loro ha dichiarato che l’ha fatto per un solo motivo: era impossibile lavorare e, insieme, crescere un figlio. Eppure la nascita di una nuova creatura è un investimento per tutti: per la coppia, per la società, ma anche per la stessa azienda. Perché il figlio di un dipendente che si è sentito accolto e compreso in una fase delicata della vita, un giorno, chissà, potrà essere dipendente di quella stessa azienda (in diversi casi in difficoltà a trovare nuova manodopera a causa dell’inverno demografico). E, perché no, anche futuro manager»
Nel 2018 Elfac e provincia autonoma di Trento dettero vita alla rete europea dei Comuni family friendly, che ha raccolto, fino ad oggi 165 municipalità di dieci diversi Stati, tra cui Riga, Atene, Siviglia, Trento e Perugia. Adesso il focus si sposta sugli ambienti di lavoro.
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