«Non Gesù, un medico». Ma il Trump “taumaturgo” non è meno inquietante
La spiegazione data dal presidente Usa per la sua foto blasfema creata con l'Ia è perfettamente congruente con la sua idea di politica

«Doveva essere una foto di un medico, un volontario della Croce Rossa, non di Gesù. Solo chi fabbrica fake news poteva inventarsi una cosa del genere». Qualcuno alla Casa Bianca deve aver fatto notare a Donald Trump che l’immagine creata con l’intelligenza artificiale comparsa domenica sul suo profilo Truth rasentava pericolosamente la blasfemia. Del resto, i richiami erano evidenti: l’abito bianco, la mantella rossa, l’atto di guarire un malato e una sfera di luce nella mano sinistra. Nessuno ha pensato a un dottore. Tanto più che il post è arrivato dopo gli attacchi scomposti a papa Leone XIV. Ad ogni modo, il presidente ha pensato di metterci una toppa ripiegando sull’improbabile interpretazione “medica” dell’immagine. Ma se anche fosse così, se anche Trump avesse voluto proporsi ai suoi follower come un guaritore, forse sarebbe stato meno grave sotto il profilo della blasfemia. Ma non è meno inquietante dal punto di vista della strategia di comunicazione politica. L’idea di un capo di Stato capace di guarire è infatti ascrivibile a una tradizione secolare della cultura monarchica europea, quella dei re taumaturghi. Il primo ad affrontare e codificare il tema in maniera strutturata fu lo storico francese Marc Bloch, nel saggio I re taumaturghi. Studio sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re, particolarmente in Francia e in Inghilterra. Bloch, mettendo in campo il suo marchio distintivo, l’approccio multidisciplinare alla storia, esplorò l’origine della credenza che accordava ai re di Francia e Inghilterra la facoltà di curare diverse malattie solo con l’imposizione delle mani. In particolare la scrofola, un’infezione batterica che colpisce i linfonodi cervicali. Un male che il sovrano di turno “guariva” imponendo semplicemente la mano sull’infermo e pronunciando una sorta di formula imbevuta di sacralità: «Il re ti tocca, Dio ti guarisce». L’utilità di questa credenza era ovviamente funzionale alla conservazione dinastica del reame. A differenza del papato, il regno aveva bisogno di giustificare l’ascendenza divina del suo sovrano per rafforzare la condizione temporale del suo dominio.
La tradizione nacque nel Medioevo, secondo Bloch con Filippo I o Luigi VI di Francia. Ma lo storico la colloca fino al XVIII secolo. Non stupisce allora che Trump, consapevolmente o meno, abbia pensato che un’immagine di se stesso come guaritore potesse essere adatta al suo mandato. La volontà divina nell’elezione del presidente americano in carica è un tema ricorrente negli ambienti evangelici che sostengono il movimento maga. E il tatuaggio sul braccio del ministro della Guerra Pete Hegseth, “Deus Vult”, la dice lunga sulla connotazione missionaria che l’attuale amministrazione Usa si attribuisce.
Insomma, magari Trump ha pensato che una foto da medico potesse essere più innocua e meno attaccabile, ma a ben guardare il rischio (almeno in termini di capacità seduttiva nei confronti del suo elettorato) è comunque alto. «Era solo un’immagine di me come dottore che fa del bene alle persone, perché io faccio del bene alle persone», ha aggiunto il presidente. Più che una toppa, allora, quella di Trump è sembrata una conferma, perfettamente congruente con la sua idea di politica, dove il confine tra costruzione simbolica del potere e narrazione mistica della leadership è sempre più sottile.
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