Meloni tende la mano a Magyar: collaboreremo
di Redazione romana
Il voto ungherese fa discutere. Esulta Elly Schlein: «Il tempo delle destre è finito, con Orban perdono Meloni e Trump». Salvini scrive a Orban. Conte e Pd: passaggio decisivo per l'Europa

Foto uno. Giorgia Meloni prova a schivare l'ostacolo. A superare il contraccolpo. La premier riconosce la «vittoria chiara» di Peter Magyar. E si dice pronta a collaborare. Ma allo stesso tempo ringrazia Victor Orban, il «mio amico» come lo definisce senza esitazione, che, «continuerà a servire la sua nazione dall'opposizione». Foto due. Elly Schlein è netta: «Il tempo dei sovranismi e delle destre sovraniste è finito. Hanno vinto la libertà, la democrazia e la voglia d'Europa. Ha perso Orban e con lui ha perso Trump, e hanno perso Meloni e Salvini con i loro imbarazzanti video di supporto a Orban e alla sua autocrazia». Il risultato del voto in Ungheria fa discutere. La premier che in queste settimane, a differenza di Salvini, era stata silenziosa osservatrice (salvo un breve videomessaggio a gennaio) fa i conti con il verdetto delle urne. «Bisogna parlare con tutti», ha ripetuto e continua a ripetere oggi. Ma a ricordarle gli stretti rapporti con Orban, quando ancora i risultati si vanno a consolidare, ci pensa Matteo Renzi: si vede «l'effetto Trump» ma anche quello del «tocco magico di Meloni, Re Mida al contrario», ironizza il leader di Iv sui social, mettendo in fila anche il sostegno della premier agli «anti europeisti in Polonia e in Spagna» e sottolineando che anche loro «hanno perso». Dal centrodestra italiano i primi a commentare a caldo sono gli alleati nel Ppe, Forza Italia e Noi Moderati, mentre rimbomba il silenzio leghista mentre fino a 24 ore dal voto Salvini si augurava di avere Orban in piazza a Milano il 18 aprile «da vincitore». I commenti si accavallano. Fratelli d'Italia trova «surreale» l'entusiasmo del Pd e della sinistra per la vittoria di un candidato di centrodestra «come se fosse Che Guevara». C'è comunque una certa cautela, tra i meloniani, nei confronti del leader di Tisza, andrà misurata la sua «affidabilità», dicono a taccuini chiusi. E sarà tutto da costruire il rapporto tra la premier e Magyar, che, in questi mesi, ha evitato a Strasburgo di esporsi sui temi caldi della campagna elettorale ungherese, come la posizione nei confronti di Kiev (e del prestito europeo su cui Budapest ha posto il veto insieme alla Slovacchia) e del blocco dell'oleodotto Druzhba. Tutte questioni che la premier potrebbe affrontare peraltro mercoledì, quando riceverà nuovamente a Roma Volodymyr Zelensky. La linea italiana «non cambia», ribadirà Meloni al presidente ucraino, che riceverà nel pomeriggio a Palazzo Chigi. Ma oggi è il voto ungherese la notizia. Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd, parla di una nuova Europa. E di una fase nuova. E attacca l'inquilina di palazzo Chigi: «Meloni resta ancorata a una visione simile a quella di Orbán: difesa del diritto di veto, diffidenza verso l'integrazione, vicinanza a Donald Trump. E oggi appare sempre più isolata nel suo sostegno a Trump e Netanyahu, e ancora più lontana da una linea europea fondata su maggior integrazione, cooperazione e multilateralismo. Quella stagione è finita. Il nazionalismo non è la soluzione: è parte del problema. Alimenta conflitti, indebolisce le economie, divide le società. L'Europa che emerge e che dobbiamo aiutare a costruire è più determinata a rafforzare le proprie istituzioni e a superare i blocchi che ne hanno limitato l'efficacia. Ed è su questa Europa che bisogna investire: un'Europa che decide, protegge e unisce». Sul versante centrodestra ecco poi Salvini: «Ho mandato i miei messaggi a Orban perché è una persona che per la sua gente ha fatto tanto, anche a rischio della vita e in mezzo a mille difficoltà. Ma è la democrazia, non si può sempre vincere. Quindi buon lavoro alle opposizioni: vedremo se riusciranno a fare almeno una parte di quello che ha fatto Orban». Poi il capoi del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte: «Orban ha perso: è un passaggio politico davvero significativo anche per le ricadute in Europa e a livello internazionale. Ha perso chi ha condotto le Istituzioni verso una svolta autoritaria e illiberale, chi in Europa ha ostacolato misure che avrebbero offerto soluzioni e risposte anche al nostro Paese. Nonostante questo, anziché difendere i nostri valori e i nostri interessi, la premier Meloni e il vicepremier Salvini in questi mesi sono apparsi negli spot elettorali a favore di Orban al pari di Netanyahu, umiliando l'Italia e la Costituzione. È un fatto che ogni passaggio di vita democratica, con alta partecipazione degli elettori, sta diventando un incubo per i finti patrioti di casa nostra»
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