Meloni: sulla sicurezza risultati non sufficienti. Minori in carcere? No, vogliamo salvarli

La presidente del Consiglio alla conferenza stampa di inizio anno. «Non è necessario inviare soldati in Ucraina. Referendum, data possibile il 22-23 marzo»
January 9, 2026
Meloni: sulla sicurezza risultati non sufficienti. Minori in carcere? No, vogliamo salvarli
Giorgia Meloni alla conferenza stampa di inizio 2026 con i giornalisti a Roma / Ansa
Tra crisi internazionali e fibrillazioni interne alla sua maggioranza, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha risposto in circa tre ore alle domande dei giornalisti nella classica conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti in collaborazione con l'Associazione della stampa parlamentare. La premier si è preparata ad affrontare le 40 domande (l'anno scorso rispose per due ore e mezza): dal blitz di Donald Trump in Venezuela alla sorte di Alberto Trentini, dagli sviluppi dei negoziati per risolvere la crisi ucraina alla legge elettorale, dal Mercosur al referendum sulla giustizia, passando per i temi economici.
Aprendo il tradizionale appuntamento con la stampa, Meloni - dopo un applauso in omaggio alle vittime di Crans-Montana - ha ringraziato «il presidente dell'Ordine dei giornalisti Bartoli, il presidente Signore della Stampa parlamentare per avere organizzato questa conferenza stampa che oramai è diventata di inizio anno, abbiamo insieme dato vita a una tradizione nuova».  «La libertà di stampa è il presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi democrazia» e va difesa, ha detto Meloni. La premier ha ricordato tutti i cronisti che lavorano «non solo in zone di guerra, ma in tutti i territori oltraggiati dalla criminalità. Molti di loro nella storia recente hanno perso la vita. Bisogna rendere omaggio alla loro memoria. Sono contenta - ha aggiunto - del primo via libera alla pdl che istituisce una giornata in memoria dei giornalisti uccisi» che «ora è in discussione al Senato». «L'avvocatura dello Stato su mandato della presidenza del Consiglio si è messa in contatto per seguire le indagini con la Procura elvetica e con la Procura di Roma che ha aperto a sua volta un fascicolo: siamo pronti a fornire alle famiglie tutta l'assistenza necessaria per fare si che possano avere giustizia, le famiglie hanno la mia parola, non saranno lasciate sole», ha annunciato la premier.
Le risposte della presidente del Consiglio alle domande dei giornalisti
Groenlandia e Venezuela
. «Io non credo nell'ipotesi che gli Usa avviino un'azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei» e «che non converrebbe a nessuno». Così ha risposto la premier alla prima domanda. «L'ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia - ha sottolineato - è stato escluso da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l'amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia ponendo l'attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia per suoi interessi e per la sua sicurezza. È un'area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive di attori stranieri». Meloni è intervenuta sul caso Trentini: «Il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni, e come sappiamo non è l'unico. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio. È molto doloroso non potere riuscire a dare risposte nei tempi che vorrei. Saluto con gioia la liberazione degli altri italiani, io sono fiduciosa, voglio dire che il segnale dato dalla presidente venezuelana è nel senso della pacificazione e lo cogliamo e penso anche che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l'Italia e il Venezuela».
Ucraina. A proposito dell'Ucraina, secondo Meloni, «non c'è un opzione sul campo oggi con un ombrello delle Nazioni Unite e quello di cui si parla è una forza multinazionale nell'ambito della coalizione dei volenterosi per rafforzare la difesa ucraina. La ragione per cui non ritengo necessario l'invio di soldati è perché il principale strumento per le garanzie di pace è l'articolo 5 della Nato, quella è la principale forma di garanzia per l'Ucraina. Poi l'invio dei soldati può essere un'idea, io non contesto chi lo vuole fare, ma non lo considero necessario. Mi pareva che su questo ci fosse la quasi unanimità del Parlamento, ora leggo che qualcuno nel Pd ha cambiato, se così formalizzeranno una proposta in Parlamento». «Non condivido il riferimento al veto putiniano di Salvini, è una lettura che considero un po' di parte. Ho già detto in varie occasioni che i dibattiti che si fanno all'interno della maggioranza particolarmente su Russia e Ucraina non sono dibattiti tra filorussi e ucraini, tra filoamericani e non so bene cosa...ho sempre pensato che i fili ce li hanno burattini, mentre i politici i fili non li hanno», ha detto Meloni rispondendo a una domanda sull'ipotesi di invio di truppe italiane in Ucraina. 
Sicurezza. «Noi abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza, chiaramente gli anni di lassismo non sono facili da cancellare». Detto ciò, «i risultati per me non sono sufficienti», dunque «questo è l'anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più». «Se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura, che è fondamentale in questo disegno», ha detto la premier citando alcuni casi di cronaca degli ultimi giorni, sottolineando che «spesso le toghe rendono vano il lavoro delle forze dell'ordine e del Parlamento». 
Referendum. «Vedo un intento dilatorio nelle polemiche, ma non c'è impasse e non c'è da parte nostra nessun intento di forzare. Non abbiamo ragione di forzare, la data del 22-23 marzo ci consentirebbe di portare a casa le norme attuative prima del nuovo Csm», ha affermato la premier parlando del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.  Il risultato del referendum? «Non intendo dimettermi nel caso in cui gli italiani dovessero bocciare la riforma con il referendum, noi abbiamo fatto quello che avevamo scritto nel nostro programma, quindi stiamo banalmente mantenendo gli impegni. In ogni caso il mio obiettivo è che questo governo arrivi alla fine della legislatura, una cosa che non è mai stata possibile per i nostri predecessori, per presentarsi al cospetto dei cittadini ed essere giudicato sul totale del suo lavoro, sul complessivo del suo lavoro». «Ho fatto un elenco delle responsabilità dei magistrati sulle questioni di sicurezza perché penso che chi ha ruoli di responsabilità sia chiamato a quella responsabilità. Il tema della delegittimazione non c'è. Sa cosa invece delegittima i magistrati? La campagna che sta facendo l'Anm nelle stazioni. Se chi ha nel suo dna la ricerca della verità, scrive una menzogna per difendere la sua campagna legittimissima contro il referendum, questo delegittima. Così come le menzogne delegittimano la politica, così come le menzogne delegittimano i giornalisti. Chi ha un ruolo di responsabilità è chiamato a ricoprirlo con dignità e onore, direbbe la nostra Costituzione. Quindi, io ritengo che i magistrati siano importantissimi, che i giornalisti siano importantissimi e che il ruolo della politica sia molto importante. Ritengo che più tutte queste persone fanno bene il loro lavoro, e meglio è per tutti. Questo però non significa che non se ne può parlare e che non si può rendere conto a un giornalista -come posso aver fatto io prima- di notizie che deliberatamente vengono pubblicate e sono false. Allo stesso modo, non è che non si debba chiedere a un magistrato o ai magistrati di rendere conto di alcune decisioni prese sulla giustizia che chiaramente hanno la conseguenza di mettere a repentaglio la nostra sicurezza».
Legge elettorale. Sulla riforma della legge elettorale «ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Se ne sta occupando il Parlamento» e «spero in un'interlocuzione positiva e che non ci siano chiusure pregiudiziali», ma «se c'è chiusura, deciderà il Parlamento a maggioranza». «La cosa importante è che i cittadini abbiano un potere reale, cioè che i cittadini vanno a votare, dopodiché quello che ha preso un voto di più il giorno dopo può governare sulla base dell'indicazione dei cittadini e che non ci siano scelte che i cittadini fanno e che vengono scomposte e ricomposte all'interno del Palazzo» perché «è anche questo che crea, anzi è soprattutto questo che crea la disaffezione al voto, l'astensionismo».
Misure anti-maranza. I provvedimenti varati dal governo sulla violenza minorile «non bastano, il fenomeno delle gang giovanili e i cosiddetti maranza continuano a imperversare, perciò stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico sul tema che verrà presentato nei prossimi Consigli dei ministri». Così la premier. Meloni ha citato, come esempio, il decreto Caivano e ricordato: «Su quello abbiamo raccolto consigli che venivano dai magistrati che operano in quei territori e crediamo di aver contribuito a colmare alcune lacune nel nostro ordinamento, tra cui la possibilità di arrestare in flagranza un minore che sia in possesso di arma da fuoco. Lo dico per ricordare che allora il governo fu accusato di voler arrestare i minori, ricordo un titolo di giornale, "Il governo vuole arrestare i bimbi", ma non era e non è il nostro intento che è diametralmente opposto, è quello di salvare i minori». Contro la violenza giovanile «la legge penale non risolve tutto, c'è il tema dell'educazione, della responsabilità, della lotta al degrado e all'abbandono scolastico. Quando ci siamo insediati la dispersione scolastica era all'11,5% oggi è all'8,7%, il che significa che abbiamo recuperato 500mila minori dalla dispersione scolastica. Dovremmo essere fieri, come per la reintroduzione dell'educazione civica e del voto in condotta». 
Migranti.  «La linea dell'Europa sull'immigrazione è stata completamente ribaltata. Al mio primo Consiglio europeo di questo tema non si parlava. Oggi si parla di difesa dei confini, norme per i rimpatri, soluzioni innovative, non più il tema di distribuire i migranti, ma di fermare l'immigrazione illegale lavorando con i Paesi di transito e di origine dei migranti. L'Italia ha fatto su questo tema la differenza. L'Italia ha fatto su questo tema la differenza», ha osservato la premier.
Ex Ilva. Quello sulla ex Ilva di Taranto «è il dossier industriale più complesso che abbiamo ereditato, aperto da 13 anni, senza che nessuno abbia dato una soluzione stabile. Sento spesso reclamare l'impegno del governo, che non è mai venuto meno, tema su cui abbiamo dedicato più riunioni che su altro». Sull'ex Ilva «vogliamo conciliare occupazione, tutela dell'ambiente e sicurezza, serve che tutti diano una mano: governo, regione e magistratura. Attualmente si è aperta una fase di negoziazione, ma non ci sono impegni vincolanti da parte del governo, fino a quando non potremo dare risposte chiare, su occupazione e sicurezza. Non vogliamo ripetere errori che sono stati commessi, non avalleremo proposte predatorie», ricordando che il «confronto con le parti sociali è sempre aperto».
"Caso Caputi" e casa all'Eur. «Il mio capo di gabinetto ha denunciato, perché ritiene di essere stato spiato. La magistratura sta lavorando al riguardo e dirà se lo è stato o no. Certo, difficilmente posso averlo fatto spiare io perché se spiassi il mio capo di gabinetto questo equivarrebbe a spiare me stessa. Ma le informazioni sensibili sono state pubblicate da voi e secondo lui non sono riferibili su fonte aperta. Volete dire voi a me qualcosa?». Giorgia Meloni ribatte così alla cronista del Domani che la interpella sul "caso Caputi", al centro di una inchiesta del quotidiano. Ma la presidente del Consiglio, polemizza con il quotidiano anche su un altro fronte, evocato direttamente da Meloni, sempre relativo a un'inchiesta del giornale, stavolta sull'accatastamento dell'abitazione della premier all'Eur. A questo proposito, Meloni fa notare che «nessuna casa in quel quartiere è accatastata A8 come secondo voi dovrebbe essere, compresa quella di un noto calciatore che ha anche i campi di tennis al suo interno».
Diritto internazionale. «Su Trump ci sono molte cose sulle quali io non sono d'accordo, l'ho detto, lo ribadisco. Penso per esempio che il tema del diritto internazionale sia invece qualcosa che va ampiamente difeso. Penso che quando saltano le regole del diritto internazionale siamo tutti chiaramente molto più esposti. E quindi sì, quando non sono d'accordo lo dico, lo dico a lui, non ho neanche difficoltà e penso che se parlaste con i miei partner lo sapreste molto bene anche voi». «Se parlaste con miei partner lo sapreste molto bene anche voi. All'Italia cosa si sta chiedendo? Di prendere le distanze dagli Usa? Questa è geopolitica e quando in geopolitica si prendono posizioni poi si è conseguenti». Meloni ha ricordato il discorso del presidente Mattarella e le "direttrici" da lui indicate: «l'Ue e l'alleanza atlantica. Io cerco luci e non ombre nei rapporti con gli alleati».
Maggioranza. «Non vedo rischi per la maggioranza che sostiene il mio governo. Sono tre anni che sento dire che la maggioranza rischia dopodiché dopo tre anni di governo noi siamo forse il governo più solido tra le grandi democrazie, tra i grandi Paesi europei. Siamo il governo più solido perché abbiamo la maggioranza più solida e vale la pena di ricordare che questa maggioranza opera in un tempo nel quale noi siamo chiamati a prendere decisioni epocali e di fronte a quelle decisioni, io conosco molte maggioranze, anzi ho conosciuto molte maggioranze che si sarebbero frantumate». «Io sono fiera dei partiti della maggioranza, sono fiera dei loro leader, sono fiera del rapporto che ho con loro, sono fiera del lavoro che stanno facendo. «Sulla politica estera non possiamo dire niente» con Antonio Tajani e Matteo Salvini fa un «lavoro preziosissimo, importante e difficile». «Io non credo che si rischino fibrillazioni nella maggioranza, so che il dibattito c'è ed è una buona notizia che non siamo una caserma, ma dei partiti politici che si confrontano. Non c'è nulla che può mettere a repentaglio la cosa più seria che vogliamo fare, cioè dimostrare che si può aprire una stagione di stabilità e autorevolezza nuova».
Produttività del lavoro. «Cosa fare per migliorare la produttività del lavoro? Bisogna puntare molto di più sul capitale umano e sulla formazione, in particolare sulle materie Stem su cui il governo ha lavorato e continuerà a farlo. Poi bisogna favorire e incentivare gli investimenti, quindi c'è il tema che riguarda le infrastrutture che non è secondario. Le infrastrutture incidono sulla produttività del lavoro e delle aziende in maniera dirimente. Per esempio sulle strade, gli investimenti fatti finora sono aumentati del 300%, certo anche grazie al Pnrr, ma stiamo cercando di fare una cosa che strutturalmente possa aiutare a risolvere diversi problemi come quello della produttività del lavoro». In premessa, Meloni ha precisato che «storicamente il problema della produttività del lavoro dipende da diversi fattori come il fatto che abbiamo un tessuto economico fatto da molte piccole e medie imprese che hanno più difficoltà a investire e innovare. Poi c'è il problema dell'accesso al credito, il problema delle infrastrutture da noi più carenti, quello delle regole e degli adempimenti nel mercato del lavoro che da noi sono particolarmente onerosi. Ma diciamo alcuni sono problemi, alcuni sono delle nostre peculiarità che consentono di avere una economia più resiliente e più facilmente convertibile come si è visto nella ripresa post Covid».
Carceri. «Amnistia, indulto, uscita anticipata sono provvedimenti tampone, sperimentati molte volte in passato, che non hanno risolto nulla. Anzi, per paradosso, oltre a minare il principio della certezza della pena, hanno consentito alla politica di fare finta che il problema non esisteva più. Abbiamo il sovraffollamento carcerario perché la politica ha pensato che si faceva un provvedimento e si risolveva il problema del sovraffollamento». «Io penso che uno Stato serio lo debba affrontare in modo strutturale. In Italia non ci sono abbastanza posti, il governo sta facendo un piano per coprire la carenza di posti che ci sono: 11 mila nuovi posti da qui alla fine del 2027 è il nostro obiettivo, questo è un modo serio per difendere la dignità dei detenuti senza compromettere la dignità dello Stato», auspicando anche che «il Parlamento approvi velocemente il provvedimento di iniziativa governativa per il trasferimento dei detenuti tossicodipendenti nelle strutture di cura».
Voto anticipato. «Anche qui non è proprio nei miei radar» andare al voto anticipato. «Io credo che la stabilità di questo governo e dell'Italia in questo momento sia una precondizione fondamentale per fare molte altre cose e farò del mio meglio per garantire quella stabilità per arrivare alla fine della legislatura. Il mio grande obiettivo è chiudere questa legislatura come l'ho iniziata».
La sorella Arianna. «Non ne abbiamo mai parlato e io non ho parlato con Arianna» di una sua candidatura per il Campidoglio o per il Parlamento. «Arianna è un dirigente politico di massimo livello di Fratelli d'Italia, una militante storica. Finora ha sempre deciso di non avere incarichi elettivi. Io non sempre ho condiviso quella scelta. In ogni caso so come la pensa lei e quindi penso che le decisioni nel caso le debba prendere lei». 
Fine vita. Su una legge sul fine vita «sta lavorando il Parlamento, non ci sono iniziative governative. Al Senato ci sono diverse proposte di legge che si stanno valutando. Noi quello che facciamo oggi è rimetterci al Parlamento e alle sue decisioni». «Io penso che il compito dello Stato non sia favorire percorsi per suicidarsi, ma sia semmai cercare di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà di chi ha gravi patologie e delle loro famiglie ed è il lavoro che fa il governo con l'aumento dei fondi per le cure palliative e l'assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui caregiver familiari. Penso che il nostro compito sia quello di combattere la solitudine e e l'abbandono che fanno vedere il suicidio assistito come un'opzione».
Mercosur. «Io non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur, ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Io sono per gli accordi di libero scambio ma anche per deregolamentare». Il sì all'accordo sul Mercosur è arrivato «alla luce di garanzie ottenute per i nostri agricoltori». «Non potevamo dire sì al Mercosur a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni. Nel quadro finanziario pluriennale europeo abbiamo aperto una interlocuzione con la Commissione Ue abbiamo ottenuto alcuni risultati per gli agricoltori nell'ambito dell'accordo. Per esempio, un meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, un fondo di compensazione, un rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. Abbiamo avviato una trattativa sul bilancio Ue per la Pac per poter usare altri 45 miliardi di euro e a non aumentare i prezzi dei fertilizzanti. Alla luce di queste garanzie per i nostri agricoltori abbiamo dato l'ok all'accordo. Abbiamo messo in equilibrio interessi diversi, quelli degli agricoltori e la spinta del settore industriale, che ringrazio. Ho spiegato quale fosse il tema anche a Orsini e ho visto una solidarietà, la capacità di lavorare insieme in un equilibrio sostenibile sperando che questo accordo possa portare solo vantaggi».
Crescita, occupazione e investimenti. La premier ha definito la crescita «un grande focus dell'anno», l'occupazione come «il dato più significativo per valutare lo stato dell'economia reale» e, rispondendo sull'emergenza casa, ha promesso «100mila appartamenti a prezzi calmierati in dieci anni». Sollecitata sull'erosione dei salari e sul potere d'acquisto, Meloni ha messo sul tavolo la propria interpretazione dei dati. La premessa è che le serie storiche dell'Istat «calcolano il lordo, ma i provvedimenti fatti incidono sul netto». Detto questo, «il tema dell'erosione dei salari è importante, ma anche molto antico in Italia» e i salari «hanno ripreso a crescere più dell'inflazione sotto questo governo, nello specifico a ottobre 2023». «Guardo sempre con prudenza ai giudizi delle Agenzie di rating, mai state particolarmente benevole nei nostri confronti, anche quando parlano come oggi di una percezione che deve farci piacere. Il dato più significativo per me è l'occupazione, incoraggiante come quello sul potere d'acquisto, e come quello sulla crescita, che per me è uno dei focus principali di questo anno. Cosa serve per favorire la crescita? Continuare a sostenere l'occupazione, lavorare per abbassare i prezzi dell'energia e favorire gli investimenti, secondo il modello della Zes unica per il Mezzogiorno».  Sul piano industriale, ha trovato spazio la crisi dell'automotive. «I problemi sono figli di scelte che ho contestato, soprattutto a livello europeo, che lavoro per correggere e che grazie all'impegno italiano si stanno iniziando a correggere». La premier ha ribadito «disponibilità per un patto sociale», rivolgendosi alle forze sociali riformiste. «Ho già detto anche al congresso della Cisl che sono assolutamente pronta e disponibile ad avviare e a discutere di un patto sociale con il quale affrontare le grandi questioni, anche le grandi transizioni di fronte alle trasformazioni del nostro tempo». «Il paragone con il 1992 è un paragone forte». «Oggi - ha spiegato - c'è una situazione internazionale molto complessa e ci sono grandi trasformazioni che arrivano e questo ripeto, impatterà soprattutto sul mercato del lavoro. Quindi o noi proviamo a dare risposte su queste tematiche oppure diventerà tutto molto difficile». «L'interlocuzione con le parti sociali funziona anche se c'è una divergenza di partenza. Non ci deve essere il pregiudizio a voler lavorare positivamente insieme. E da molti corpi intermedi quel pregiudizio non arriva».
Piano Mattei. «Il 2025 è stato anno dell'internazionalizzazione delle iniziative del piano Mattei. Abbiamo lavorato molto bene per un piano che potesse essere di esempio. Il piano si è allargato da nove a 14 Paesi, ma il nostro obiettivo è aggiungere sempre nuovi Paesi. Stiamo lavorando all'organizzazione del summit Italia-Africa che quest'anno si svolgerà in Africa, ragionevolmente in Etiopia. Sarà quella la sede per presentare i nuovi progetti. Trovo una grande gratitudine per l'Italia per questa iniziativa: una cooperazione che non ha un atteggiamento paternalistico né caritatevole, ma di rispetto. L'Africa è un continente strategico per i prossimi decenni».
Rapporti con il Quirinale. «Mi basta e mi appassiona quello che sto facendo. Se lo farò ancora nella prossima legislatura dipenderà dal voto degli italiani». Lo ha detto la premier interpellata su un suo futuro al Colle. Meloni ha spiegato di non ambire a «salire di livello». «Mi faccio bastare il livello mio. Non so perché non mi proponente mai di andare a lavorare con Fiorello a pagamento», cosa che «io vorrei fare», ha scherzato. «I miei rapporti con il Quirinale e in particolare con il presidente della Repubblica sono ottimi», ha spiegato. «Io e il presidente della Repubblica non siamo sempre d'accordo, l'ha dichiarato anche lui, però se c'è una cosa che ha fatto la differenza è che il presidente della Repubblica quando si tratta di difendere l'interesse nazionale c'è. E questo per me vale tutto». Ribadendo la sintonia con Sergio Mattarella ha poi sottolineato: «Cerchiamo sempre soluzioni e le abbiamo sempre trovate». 
Pensioni. «In Italia esiste una legge che impone di adeguare l'età pensionabile all'aspettativa di vita. In forza di quella legge, se noi non fossimo intervenuti, nel 2027 l'età pensionabile sarebbe aumentata di tre mesi. Noi siamo intervenuti per limitare questa previsione automatica e per portare quei tre mesi a un mese e a zero per i lavori usuranti». Insomma, «siamo intervenuti per evitare un aumento dell'età molto più consistente. Al momento non abbiamo altri provvedimenti particolari sulle pensioni. È tra i temi preminenti, ma la scelta del governo è stata nel senso dei diritti di lavoratori e dei pensionati».
Denatalità. «Il tema della denatalità è sempre stato al centro delle leggi di Bilancio del governo. I numeri non sono incoraggianti. La questione è anche molto culturale. Occorre cambiare la mentalità. L'unica certezza è che rimarrà una nostra priorità».
Fuga dei cervelli. L'emigrazione di italiani «è una questione che io considero una priorità, è un tema annoso per l'Italia che ha storicamente una forte emigrazione. Credo che la questione principale sia quella salariale, cioè la percezione che all'estero i salari possano andare meglio. Forse andrebbe fatto un ragionamento sui salari di primo ingresso». Per la premier c'è anche «la questione del merito, la percezione è che dove puoi arrivare non dipende da quanto vali tu: è un tema reale e culturale che bisogna smontare, se non diamo la percezione che il tuo destino non è deciso in partenza, dalla famiglia e dalla città dove nasci, ma da quello che tu riesci a dimostrare, cambia la narrazione». In più «parliamo sempre di fuga dei cervelli ritenendo che chi se ne va», sia a più alta formazione, ma rispetto a un «31% di laureati in Italia tra chi se ne va ha alta formazione circa il 35% quindi il dato è spalmato». Poi c'è chi fa «un'esperienza all'estero che secondo me è utilissima, ma sulle percentuali di rientro siamo sotto il 50% .Credo che una parte di questa emigrazione sia di chi va e poi trova una condizione buona perché gli altri sistemi sono molto capaci di trattenerli. Sicuramente è un focus che ho in testa».
Banche. «Che il governo non sia stato solo spettatore» del risiko bancario «sono valutazioni oggettivamente infondate: sono dinamiche di mercato e noi guardiamo le dinamiche di mercato. Oggi deteniamo meno del 5% di azioni Mps, non escludo che le cediamo, ma non c'è nessuna fretta. Proprio perché non controlliamo Mps non abbiamo voce in capitolo su un Terzo polo delle banche. Io penso che sarebbe utile al sistema bancario, ma il governo non ha autorità e mezzi per fare niente».
L'intervento del presidente dell'Ordine dei giornalisti
Si è aperta con un applauso in omaggio alle vittime di Crans-Montana la conferenza stampa. «Permettetemi di rivolgere un commosso pensiero alle famiglie e agli amici di giovani morti o gravemente feriti nel rogo di Crans Montana», ha detto il presidente dell'Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli all'inizio del suo intervento. «Sulla sicurezza degli inviati in zone di guerra abbiamo apprezzato l'impegno del governo per la formazione e per i fondi destinati a garantire una copertura assicurativa per i freelance. La sicurezza dei giornalisti, tuttavia, è in pericolo anche in Italia», ha dichiarato il presidente dell'Ordine dei Giornalisti. «Il 2025 è stato un anno molto difficile per i giornalisti - ha ricordato -. Abbiamo assistito alla più grande strage di colleghi. In Ucraina sono stati uccisi 28 operatori dei media, spesso colpiti in modo consapevole e diretto. Oltre 300 i giornalisti palestinesi assassinati dall'esercito israeliano nella striscia di Gaza per oscurare la tragedia che si è consumata. Non a caso, abbiamo per ben due volte lanciato un appello affinché la stampa internazionale possa entrare a Gaza. E, sia chiaro, criticare il governo di Israele non significa giustificare i rigurgiti di antisemitismo che condanniamo senza esitazione». Venendo alle minacce subite dai giornalisti in Italia, «la bomba sotto l'auto di Sigfrido Ranucci; la testa mozzata di capretto davanti la porta di casa di Giorgia Venturini; le sassate durante una manifestazione che hanno ferito Elisa Dossi e Davide Bevilacqua. L'elenco è molto lungo - ha sottolineato -. Altrettanto lungo è l'elenco di capitani d'industria e della finanza, di presidenti e allenatori di calcio, di sindaci e assessori, e purtroppo anche di esponenti delle istituzioni che denigrano, discreditano e diffamano indiscriminatamente chi fa informazione. Lo voglio denunciare senza mezzi termini: sono atteggiamenti che contribuiscono a alimentare un clima di aggressione verbale e fisica nei confronti dei giornalisti, legittimando di fatto comportamenti da codice penale. Non a caso, la Criminalpol nei primi sei mesi del 2025 ha censito 81 casi di aggressioni e minacce a giornalisti, uno ogni due giorni con un aumento di poco inferiore al 100% rispetto al 2024. Sono numeri preoccupanti, anche se è doveroso ringraziare il Centro di coordinamento per la sicurezza dei giornalisti al ministero dell'Interno e le forze dell'ordine per l'impegno a contrastare questi fenomeni». Per l'osservatorio Ossigeno per l'informazione, «lo scorso anno 93 giornalisti sono stati oggetto di querele temerarie, ossia di iniziative giudiziarie infondate e finalizzate esclusivamente a intimidire e far tacere i giornalisti. L'Italia continua a essere il Paese con il maggior numero di querele per diffamazione ed esorbitanti richieste di risarcimento danni. Oltre l'80% di questi procedimenti viene archiviato o si conclude con una assoluzione. Spesso dopo molti anni. Chi presenta una querela intimidatoria deve essere punito e non con un buffetto. Per questo, riteniamo che il modo con cui è stata recepita la direttiva europea sulle querele intimidatorie sia un'occasione persa». Infine «ci inquieta lo scandalo delle captazioni illegali degli smartphone di diversi giornalisti, tra cui il direttore di Fanpage Francesco Cancellato. Attendiamo ancora che si scopra chi e perché ha fatto spiare i giornalisti in spregio alle leggi italiane ed europee». «Ci preoccupa la svendita di quel che rimane del gruppo Gedi, il destino di due quotidiani storici come Repubblica e Stampa e il futuro di Radio Radicale - ha aggiunto -. Tutto questo mentre web e social media continuano a essere terra di nessuno con pochi manovratori il cui scopo è quello di arricchirsi, con le grandi piattaforme digitali che saccheggiano impunemente il lavoro dei giornali, non pagano tasse e non rispondono dei reati commessi». «Particolarmente dolorosa è la mancanza di una norma che assicuri un equo compenso a decine di migliaia di giornalisti», ha affermato il presidente dell'Ordine, Carlo Bartoli, chiedendo a Parlamento e governo di «decidere presto»: «Una recente ricerca ha scattato una fotografia drammatica del lavoro autonomo e parasubordinato. La media delle retribuzioni per i giornalisti freelance è di 17mila euro l'anno; per i cococo di circa 11mila. Parliamo di lordo. In entrambi i casi siamo sotto la soglia dei mille euro al mese netti, cifra con cui è impossibile vivere dignitosamente. Ripeto anche quest'anno che nel dicembre 2023 il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti ha consegnato al ministero della Giustizia la proposta di tabelle per l'equo compenso definite sulla base di una legge che come prima firmataria reca il suo nome», ha detto rivolto a Meloni. «In 25 mesi il ministro non ha ritenuto di dare attuazione, per i giornalisti, a una legge dello Stato. Adesso, poi, le leggi sull'equo compenso stanno per diventare tre: una legge speciale di 13 anni fa, una legge ordinaria di tre anni fa e un disegno di legge sulle professioni in discussione al Senato. Nessuna, però, trova applicazione. Al Parlamento e al governo chiediamo di decidere presto. Le condizioni in cui versano migliaia di colleghi sono inaccettabili, mentre gran parte dei proprietari dei giornali, quelli che pagano compensi da fame, compaiono nella lista degli uomini più ricchi d'Italia. Una cosa intollerabile, una vergogna per un Paese civile», ha concluso.

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