L'Anm esulta, fra brindisi e lacrime: «Vince la Costituzione». Ma
Parodi si dimette

Dopo un iniziale pessimismo, gli exit poll e lo spoglio dei voti scatenano l'euforia fra i magistrati. Commozione a Milano, mentre a Napoli si canta “Bella ciao”. Il procuratore Gratteri però resta nel suo ufficio, quasi a sottendere l'archiviazione di un'aspra fase di scontro fra poteri dello Stato.
March 23, 2026
L'Anm esulta, fra brindisi e lacrime: «Vince la Costituzione». Ma
Parodi si dimette
I magistrati dell'Anm di Napoli festeggiano la vittoria del No brindando e cantando "Bella Ciao"/ ANSA
Da domenica sera, in parallelo con la crescita dell’affluenza che i sondaggisti avevano collegato a maggiori chance dei Sì, nei ranghi della magistratura associata aleggiava un certo pessimismo. Poi alle 15.05, davanti ai primi exit poll nel quartier generale del Comitato “Giusto dire No”, voluto dall’Associazione nazionale magistrati, il sentimento generale ha iniziato a oscillare fra incredulità ed entusiasmo, tramutatisi subito in euforia via via che i risultati dello spoglio dei voti si consolidavano. A sera, infine, la nettezza della vittoria del No ha confermato all’Anm che la scommessa di scendere in campo frontalmente contro le modifiche della Carta ritenute perniciose aveva pagato. «Sicuramente ha vinto la Costituzione italiana - ragiona a botta calda il presidente onorario del Comitato, il costituzionalista Enrico Grosso -. Ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l’indipendenza della magistratura». Il professor Grosso dà volto e voce alla macchina organizzativa referendaria messa in piedi dal Comitato, i cui esponenti per mesi hanno difeso civilmente le proprie convinzioni, incontrando i cittadini in eventi pubblici e facendosi intervistare dai media per spiegare le ragioni del No. Il cui successo, sancito dalle urne, viene festeggiato ora nelle sezioni della magistratura associata di tutta la Penisola. «È un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutti i cittadini - commenta in una nota, la Giunta esecutiva centrale dell’Anm -. Questo risultato tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Abbiamo contribuito a preservare l'autonomia e l'indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione». E ai cittadini rivolge un grazie «per aver difeso» la Carta, anche l’Associazione magistrati della Corte dei Conti.

Il professor Grosso: «Una straordinaria prova
di democrazia»

Il primo a celebrare la vittoria del fronte del No è Grosso, in una conferenza stampa: «Ringrazio tutti gli elettori per questa straordinaria prova di democrazia. Erano anni che non si vedevano così tante persone andare a votare - ragiona -. E l’idea che questo entusiasmo sia stato suscitato da una questione che ha a che fare con la Costituzione, da costituzionalista mi emoziona». Grosso ringrazia «anche quelli che hanno votato Sì» e si dice molto «felice del dato del voto giovanile. Mi ha allargato il cuore».

Le inattese dimissioni del presidente dell’Anm Parodi

Nel giorno della vittoria, una nota amara arriva dalle dimissioni annunciate del presidente dell’Anm, Cesare Parodi. «Mi dimetto sabato per gravi ragioni familiari», chiarisce in vista della riunione del Comitato direttivo centrale dell'Associazione, fissata per il 28 marzo. Una decisione, anticipata ai componenti del Comitato direttivo centrale, che non ha collegamenti col logorio della campagna referendaria né con l’esito del voto: «Assolutamente no», puntualizza Parodi.

Lacrime, brindisi e «Bella ciao» (ma Gratteri non c’è)

Da Nord a Sud, molti magistrati festeggiano fino a sera. «Ora possiamo cominciare a respirare», dice uno di loro, uscendo dall’affollata sezione milanese dell'Anm, strapiena di giudici e pm. Accanto a lui, volti sorridenti, abbracci e lacrime di gioia, che stemperano la tensione durata fino ai primi exit poll, il cui dato è stato accolto da applausi. «Continueremo a impegnarci col nostro lavoro quotidiano», fa sapere il presidente della sezione, Luca Milani. Scene analoghe a Firenze, Bari e in altri distretti giudiziari. A Napoli, le toghe riunite per un brindisi intonano il canto partigiano «Bella ciao». Insieme a loro, nella saletta, non c’è il procuratore capo Nicola Gratteri, che pure è stato frontman del No. Una scelta che fa supporre la volontà, a urne chiuse, di mandare in archivio la fase dello scontro. «La vittoria del No è un segnale forte e chiaro - conclude lui stesso - . La società civile è pronta a mobilitarsi quando sono in gioco i principi fondamentali. La giustizia ha bisogno di riforme serie, costruite con responsabilità, competenza e rispetto dei diritti».

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