Vuoi scommettere sul prossimo calcio di rigore? Così i minori finiscono in trappola

Un documento presentato da Forum delle associazioni familiari, Alea e cinque associazioni di consumatori chiede all'Agcom chiarezza sul tema del «gioco responsabile»: troppe campagne presentate a tutela in realtà ingannano gli utenti. Ciani (Pd): «L'azzardo è diventato normale per i nostri ragazzi»
May 9, 2026
Vuoi scommettere sul prossimo calcio di rigore? Così i minori finiscono in trappola
Mentre la partita scorre sul televisore, lo smartphone vibra senza sosta: quote aggiornate in tempo reale, bonus, inviti a scommettere sul prossimo calcio d’angolo, sul rigore, sul risultato del set. «L’azzardo è diventato normale, soprattutto tra i ragazzi», è il messaggio con cui Paolo Ciani, vicecapogruppo Pd alla Camera e segretario di Demos, apre la conferenza stampa. Accanto a lui, i rappresentanti dell’associazione scientifica Alea, del Forum nazionale delle Associazioni Familiari e di cinque associazioni di consumatori. Insieme hanno firmato un testo inviato all’Agcom nell’ambito della consultazione pubblica sulle nuove linee guida relative al cosiddetto «gioco responsabile».
Il documento nasce da una preoccupazione: evitare che campagne presentate come strumenti di tutela si trasformino, nei fatti, in forme di pubblicità indiretta dell’azzardo. Nel mirino finiscono bonus di benvenuto, cashback, countdown, notifiche push, programmi fedeltà, ambientazioni sportive, colori e grafiche digitali. Tutti strumenti che, secondo le associazioni, rischiano di trasformare messaggi solo apparentemente informativi in contenuti capaci di «ridurre la percezione del rischio e rendere l’azzardo più accettabile o familiare».
Per Ciani il cortocircuito sta nel modo stesso in cui l’azzardo viene raccontato: «Continuiamo a chiamarlo “gioco”, ma il gioco è qualcosa che crea relazioni, socialità, crescita. In questo caso, invece, parliamo di dipendenza, indebitamento, persone che si rovinano e trascinano con sé intere famiglie». Da qui anche la richiesta di abbandonare definitivamente il termine «ludopatia», sostituendolo con la definizione corretta di «Disturbo da gioco d’azzardo (Dga)» introdotta nel 2018 con il decreto Dignità. «Se sbagliamo le parole, sbagliamo anche le politiche», avverte il deputato dem.
Al centro delle osservazioni inviate all’Agcom c’è anche la richiesta di limitare notifiche, quote e continui inviti alla scommessa che raggiungono gli utenti durante gli eventi sportivi. «Una comunicazione va valutata non per ciò che dichiara formalmente di essere, ma per l’effetto concreto che produce», spiega Maurizio Fiasco, presidente di Alea. Da qui la critica al paradigma del «gioco responsabile», accusato di «scaricare tutta la responsabilità sul consumatore», mettendo in secondo piano il ruolo delle piattaforme e delle strategie di marketing.
Nel testo grande attenzione viene dedicata ai minori, agli under 25, ma anche agli anziani e alle persone fragili. A margine della conferenza viene citato anche il caso della collaborazione tra la Lazio e Polymarket, indicato da Ciani come esempio di una «deregulation» che rischia di rendere l’azzardo «sempre più ordinario dentro il mondo dello sport». Le associazioni chiedono, inoltre, strumenti più rigorosi di autoesclusione e procedure più semplici per uscire dai siti di scommesse.
Ma il passaggio più politico riguarda le famiglie. «Il gioco d’azzardo non colpisce solo il singolo – spiega Emma Ciccarelli del Forum nazionale delle Associazioni Familiari – ma produce conseguenze profonde sulle famiglie e sui contesti di vita». Nel documento si parla esplicitamente di danno sociale e relazionale: indebitamento, isolamento, impoverimento dei nuclei familiari, rottura delle relazioni.
Sullo sfondo restano i numeri. «Nel 2025 la raccolta dell’azzardo ha superato i 165 miliardi di euro, una cifra superiore all’intera spesa sanitaria nazionale», osserva Ciani. Allarme condiviso anche da Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti: «Continueremo questa battaglia anche a livello europeo se necessario, perché il gioco d’azzardo patologico non è soltanto un problema economico, ma un problema sociale enorme».

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