Il Pakistan compra i caccia cinesi e studia da grande potenza
di Luca Miele
Islamabad sta conquistando nuovi spazi geopolitici, come testimonia il negoziato Usa-Iran. E crescono le tensioni con l'India

Si è ritagliato uno spazio diplomatico, ospitando i negoziati tra Usa e Iran. E ora – attraverso una politica di riarmo sempre più aggressiva –, il Pakistan aspira a interpretare un ruolo sempre più assertivo in tutta l'Asia meridionale. Ad affiancarlo (e sostenerlo) è il “solito” referente: la Cina. A un anno dall’escalation militare con l’India – in una guerra tra due potenze nucleari che gli analisti definiscono “dormiente” e che come tale minaccia di eruttare di nuovo -, Islamabad ha annunciato di voler procedere con “quattro importanti acquisizioni di velivoli da combattimento cinesi”. Secondo un’anticipazione del South China Morning Post, “oggetto del desiderio” pachistano sarebbe il caccia stealth di quinta generazione Shenyang J-35. L’eventuale acquisizione di 40 esemplari collocherebbe il Paese nel ristretto gruppo di nazioni dotate di capacità di combattimento stealth.
Come riporta il sito Asia Defence Security, il Vice Maresciallo dell'Aeronautica pachistana Tariq Mahmood Ghazi, durante la Conferenza stampa congiunta delle Forze Aeree, ha segnalato che “Islamabad intende ora accelerare la ristrutturazione delle forze armate attorno alla tecnologia aerospaziale cinese”. Il conflitto del 2025 con l’India è stato considerato una sorta di test per le forze armate pachistane e in particolare per “le prestazioni operative dei sistemi di origine cinese”. Durante l’operazione, ha sottolineato con enfasi dalla stampa indiana, “la Cina fornito supporto tecnico in loco al Pakistan”, come confermato dall'ingegnere aerospaziale cinese Zhang Heng in un’intervista all’emittente cinese alla CCTV. Secondo l'esercito indiano “l'81% dell'equipaggiamento militare pachistano è di origine cinese” e il Pakistan è una sorta di "laboratorio vivente" per la tecnologia militare cinese. Per gli analisti la trasformazione dell'Aeronautica pachistana nel primo operatore straniero di un aereo da combattimento cinese di quinta generazione è destinato a modificare drasticamente i calcoli relativi alla postura delle forze regionali.
Una cosa è certa: il nodo della collaborazione militare tra la Cina e il Pakistan si fa sempre più stretto. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) nel marzo 2026, Il Paese è il quinto importatore mondiale di armamenti, con oltre l'80% degli acquisti provenienti dalla Cina. Islamabad è per la Cina un “cliente” sempre più importante. Il Pakistan riceve il 61% di tutte le esportazioni di armi cinesi, il che rende l'asse Islamabad-Pechino “una delle reti di approvvigionamento militare più esclusive e meglio organizzate al mondo”. Una “collaborazione” a tutto campo, sempre più ambiziosa, come testimonia l’acquisto, commissionato lo scorso del 30 aprile, del primo sottomarino di classe Hangor destinato alla Martina pachistana.
La corsa alle armi “sorregge” il riposizionamento geopolitico del Pakistan. Catturando una dinamica che sta segnando l’attuale fase di “disordine” mondiale: l’emergere delle potenze di medio livello, capaci di interagire con attori concorrenti senza diventare completamente dipendenti da un singolo blocco. Come scrive il sito di analisi Asia News, “per anni, il Pakistan è stato visto a livello internazionale principalmente attraverso la lente del terrorismo, dell'instabilità politica e della fragilità economica”. Islamabad invece si sta riposizionando come attore diplomaticamente rilevante, capace di influenzare le dinamiche regionali. Gli forzi messi in campo dal Pakistan di arrivare a una soluzione diplomatica confermato questo dinamismo. Ma qual è la carta vincente utilizzata da Islamabad? “Una delle principali fonti della crescente rilevanza del Pakistan è la sua capacità di multi-allineamento. A differenza degli Stati vincolati da rigidi sistemi di alleanze, Islamabad ha mantenuto solide relazioni simultaneamente con Stati Uniti, Cina, Iran e monarchie del Golfo. Questa flessibilità consente al Pakistan di fungere da intermediario credibile durante i periodi di instabilità regionale”.
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