Iran, la linea di Meloni: «Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci»
La premier alla radio: preoccupa rischio escalation, conseguenze imprevedibili. Le basi Usa? Ad oggi nessuna richiesta, decideremo con il Parlamento. Impedire la speculazione sull'energia. Le parole su giustizia a legge elettorale

Uno sguardo al Medio Oriente. A un conflitto che preoccupa. Alla «reazione scomposta dell'Iran». Giorgia Meloni è netta: «Esiste un rischio di escalation che può avere conseguenze imprevedibili. E ripercussioni sull'Italia». La premier riflette su un momento complicatissimo. Parla di «una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, che sta generando un mondo sempre più governato dal caos». Parla di una «situazione sempre più instabile e imprevedibile». Si sofferma sui rischi terrorismo. Sulle incognite legate all'economia e ai prezzi dell'energia. Ma prima di tutto vuole chiarire la linea dell'Italia sul conflitto che vede l'Iran sul banco degli imputati. «Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci», ripete Meloni. Parole per chiarire. Anche sulla questione delle basi Usa sul territorio Italiano. «Mi pare che tutti si stiano attenendo agli accordi bilaterali. La stessa portavoce spagnola ha dichiarato ieri che esiste un accordo bilaterale e che al di fuori di quell'accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi. Vale anche per noi: in Italia abbiamo tre basi militari concesse agli americani in virtù di accordi del 1954 che sono sempre stati aggiornati...». Poi un secondo chiarimento. Se arrivassero richieste di uso di basi italiane per operazioni di guerra la decisione verrà presa con il Parlamento, ma «ad oggi non abbiamo nessuna richiesta».
Meloni sceglie un programma radiofonico per fare il punto sulle grandi questioni che scuotono il mondo e che interrogano l'Italia. Parla di guerra e di immigrazione, di giustizia e di legge elettorale. Il referendum resta una grande questione che a palazzo Chigi nessuno vuole sottovalutare. Meloni spinge decisa per il sì e invita gli italiani a seguirla. «Se la giustizia non funziona adeguatamente, il meccanismo che serve a far camminare questa nazione si inceppa... Riformare la giustizia è fondamentale per rendere questa nazione moderna: il paradosso è che non ci si è mai riusciti, e penso che se non ci riusciamo stavolta non avremo un'altra occasione». Parole nette. E netto è l'invito a un impegno diretto. «È importante la mobilitazione dei cittadini, noi la nostra parte l'abbiamo fatta. Noi c'eravamo presi un impegno con i cittadini a fare riforma, e oggi serve un referendum... Chiedo ai cittadini, che sono d'accordo, che so essere la maggioranza: devono spendere cinque minuti del loro tempo per andare a mettere una croce. Se non si è disposti a fare questo, è difficile poi lamentarsi di quello che non funziona in Italia». Poi un passaggio sulla legge elettorale. «La cosa che non va bene nell'attuale proposta è che mancano le preferenze per l'elezione dei parlamentari. Su questo voglio dire che ho chiesto, e so che Fratelli d'Italia presenterà un emendamento per inserirle. Speriamo di convincere la maggioranza del Parlamento».
È però la guerra e le sue ricadute a fare notizia. Meloni che ieri con il ministro della Difesa Guido Crosetto si era confrontata con il capo dello Stato («Mattarella è prezioso, divergenze con il Colle sono totale fantascienza», si affretta a chiarire) capisce tutti i rischi per l'Italia. Terrorismo? «Siamo totalmente mobilitati... Tutti i servizi di sicurezza, sono allertati permanentemente. La guardia è altissima». E le ricadute per l'economia e per la vita delle famiglie italiane? «Dobbiamo impedire che la speculazione faccia esplodere i prezzi dell'energia e dei generi alimentari», chirisce meloni che subito rivela: «Abbiamo già sentito in queste ore il presidente di Arera, che ha già attivato i meccanismi che servono a evitare fenomeni speculativi, ha una apposita task force soprattutto per monitorare i prezzi del gas, faremo tutto quello che possiamo per non darla vinta... Sono pronta ad aumentare le tasse ad aziende che dovessero speculare sulle bollette».
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