Il governo approva lo "scheletro" della manovra 2027, ma è tutto congelato sino a novembre

di Marco Iasevoli, Gabriele Rosana
Giorgetti incassa il sì del Parlamento allo scostamento: banchi vuoti fino al voto, il ministro rimprovera la maggioranza
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October 13, 2026
Il governo approva lo "scheletro" della manovra 2027, ma è tutto congelato sino a novembre
Il ministro dell’Economia Giancarlo GIorgetti alla Camera per la seduta sul Dpfp / Ansa
Le montagne russe della Manovra sono iniziate persino in anticipo, in quest’autunno pre-elettorale. Oggi una giornata campale lungo la linea rossa che collega Palazzo Madama, Montecitorio e Palazzo Chigi: in mattinata le Aule danno il via libera al Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e allo scostamento da 29 miliardi per energia e difesa, in serata il Consiglio dei ministri approva il Documento programmatico di bilancio (Dpb), una sorta di ossatura della Legge di bilancio. Una maratona istituzionale di 12 ore che registra almeno due incidenti. Il primo, alle Camera, dove il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti lancia i suoi presagi sui «nuvoloni» che potrebbero danneggiare l’economia in Aule semideserte, indifferenti all’importanza delle comunicazioni e del voto da esprimere (poi puntualmente arrivato, con la maggioranza assoluta richiesta, come se la parte più importante della giornata fosse schiacciare un bottone). Un atteggiamento che lo stesso ministro ha rimproverato pubblicamente, a modo suo, tra il serio e il faceto: «Non vogliono lavorare». Il secondo incidente in serata, prima del Consiglio dei ministri, quando arriva un ordine del giorno “sbagliato”, che contiene, oltre al Dpb, anche l’«illustrazione delle linee dello schema di disegno di legge» del Bilancio 2027. Punto poi cancellato. Era un «mero errore materiale», spiega Palazzo Chigi, che però nella nota informale dice come stanno davvero le cose: «Del resto - si spiega - era stato lo stesso ministro Giorgetti a chiarire in Aula che l’approvazione del disegno di legge di bilancio sarebbe avvenuta in un momento successivo» rispetto al canonico 20 ottobre, dunque figuriamoci se si poteva procedere già ieri. Palazzo Chigi ribadisce, conferma e ufficializza quanto annunciato da Giorgetti: la composizione della manovra sarà definita dopo il completamento della procedura che attiva la clausola di salvaguardia nazionale (Nec) chiesta dall’Italia, consistente in 7 miliardi per l’energia e 7 per la difesa nel 2027. Tutto ciò, spiegano fonti di governo, dovrebbe avvenire all’Eurogruppo convocato per il 9 novembre.
Il Dpb, le misure certe
e quelle congelate 
(Irpef compresa)
Data questa premessa, l’approvazione serale in Consiglio dei ministri del Dpb si riduce quasi a una formalità, alla luce dei passi ancora da compiere. L’intera manovra è in stand by, e nel congelatore è finita anche la misura più sbandierata, ovvero il passaggio della fascia di reddito 50-60 milia all’aliquota Irpef del 33%. Anche se Forza Italia spinge perché non si rinunci. Mentre sembra già fuori dai radar, a causa delle casse che piangono, la detassazione anche parziale della tredicesima. Cresce invece nelle quotazioni la possibilità di anticipare, attraverso un bonus a forfait, le detrazioni Irpef per le spese sanitarie di anziani e fragili. Ci sarà, salvo sorprese, il rinnovo della tassazione al 5% per gli aumenti dei rinnovi contrattuali non superiori ai 33mila euro, con una possibile applicazione anche per gli aumenti salariali dei giovani lavoratori. In campo resta pure l'estensione da 85mila a 100mila euro di reddito della “tassa piatta” del 15% per i lavoratori autonomi. C’è l’impegno a rendere strutturale il taglio parziale del bollo auto, sull’età pensionabile si annuncia il tradizionale braccio di ferro con la Lega. Idem sulla rivalutazione all’inflazione degli assegni. Giorgetti ha promesso il rafforzamento dell’iperammortamento per le imprese, sub judice invece l’estensione della Zes. La flessibilità per l’energia potrebbe essere investita in un aumento al 65% del bonus per gli interventi di miglioramento dei consumi energetici degli immobili, liberando risorse per inteventi spot di sostegno alle famiglie. Sul tavolo ci sarebbe anche una cedolare al 5% per gli affitti lunghi. Pende inoltre l’ipotesi di un taglio del canone Rai.
Nec, nuovi aiuti europei 
e bilancio Ue: la grande trattativa della premier
Per chiudere la quadra sulla manovra, Meloni (ma anche altri leader Ue) arriveranno domani a Bruxelles con una lista di misure contro il caro-energia. Che dovranno necessariamente essere «di breve termine», spiega una fonte Ue, per dare risposte immediate. Comincerà già oggi la Commissione europea, annunciando il rinvio di un anno al nuovo regolamento Ue sulla riduzione delle emissioni di metano per chi importa petrolio, gas e carbone. Al summit, i 27 dovranno, poi, dare precise indicazioni su come vogliono rilanciare le raffinerie europee e avviare acquisti congiunti di energia così da far valere la forza contrattuale dell’Ue. È nel contesto del punto su competitività ed energia, con le bollette a pesare sui conti aziendali, che Italia e Grecia riproporranno il pressing per interpretare con una certa flessibilità le regole sui conti pubblici - soprattutto per utilizzare parte dell’extragettitto Iva -, con la possibilità che anche altri Paesi, come la Francia, si uniscano al coro. La Commissione continua a predicare «prudenza di bilancio» e ribadirà che incentivi ai consumi infiammerebbero ulteriormente il carovita. Ma potrebbe mostrarsi accomodante sulla spesa in deficit per investire sull’elettrificazione, purché fuori dal perimetro della flessibilità rimangano interventi come il taglio delle accise. È sul prossimo bilancio Ue (2028-2034) che il braccio di ferro tra i 27, però, entrerà nel vivo. Ed è su questo terreno che Meloni dovrebbe mandare dei segnali precisi per tessere la sua tela negoziale. Alcune premesse l’Italia le ha già poste ieri a Lussemburgo, con l’ambasciatore presso l’Ue Vincenzo Celeste che ha avvertito i partner Ue: «Ulteriori tagli non sono accettabili». Anche perché «il nuovo meccanismo di distribuzione dei fondi determinerà un taglio ingiustificato delle dotazioni italiane nel momento in cui i contributi del nostro Paese aumentano sensibilmente».

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