L'Aula deserta, la solitudine del ministro: al via l'esame della Manovra d'autunno
di Gianluca Carini, Roma
Presenti alla Camera solo quattro deputati di maggioranza. Giorgetti scherza: «Ma io c'ero». Campo largo unito nella risoluzione, Azione ancora una volta fuori ma i calendiani si astengono sullo scostamento. Futuro nazionale chiede al Governo il gas russo

«Lo scostamento di bilancio è un sentiero obbligato e consapevole» che però «garantisce sostenibilità». Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che in una Camera semivuota (solo quattro deputati di maggioranza) ha illustrato il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), approvato dal governo il 2 ottobre. La cornice entro cui disegnerà la prossima legge di Bilancio. «Ma io c'ero!», ha poi scherzato con i cronisti Giorgetti, aggiungendo ironicamente che i deputati «non vogliono lavorare», prima di andare in Senato per l'altro voto.
Una Finanziaria di certo non espansiva perché segnata ancora una volta da vincoli molto stringenti. Con l'eccezione dello scostamento per pagare le spese di energia e difesa, grazie alla National Escape Clause (Nec) che permette agli Stati dell'Ue di non rispettare il Patto di stabilità per questi due ambiti per una spesa di 29 miliardi di euro per il biennio 2027/2028 (pari all'1,2% del Pil per ognuno dei due capitoli). «L’attivazione della Nec è un passo consapevole di deviazione rispetto alla linea di prudenza e stabilità - ha detto Giorgetti - . Fino a quando la commissione Ue non delibererà la Nec per l’Italia, stiamo cercando di capire come usufruire di questo spazio, dalla mobilità alla scuola, alle imprese, e alla volontà di intervenire in favore delle famiglie che hanno maggior bisogno. Noi riteniamo che la richiesta sia assolutamente dovuta».
Campo largo unito: Pd, M5s, Avs, Italia viva e +Europa hanno depositato invece un'unica risoluzione per dire no allo scostamento per energia e difesa. Questo perché «risulta necessario attivarsi per superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento puntando, viceversa, alla costruzione di una vera difesa comune europea e a perseguire una strategia che punti alla sovranità e indipendenza energetica e che metta gli Stati membri al riparo dagli effetti destabilizzanti indotti dalle guerre, nonché riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato». No anche di Futuro Nazionale che chiede al Governo la stessa «strategia di pragmatismo geoeconomico condotta dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump attraverso il recente accordo intervenuto tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa in materia di idrocarburi e materie prime energetiche». Mentre Azione ha scelto di non votare la risoluzione dell'opposizione che per i calendiani ha un «elenco di misure di quello che sarà il programma del campo largo dai costi esorbitanti». Così Elena Bonetti, secondo cui sullo scostamento «noi crediamo che il Governo faccia bene a chiederlo, perché serve all'Italia, serve ad attivare investimenti in difesa». Ma visto che «non abbiamo certezze dell'allocazione delle risorse che andrete a prendere, ci asteniamo».
La risoluzione della maggioranza, invece, autorizza Palazzo Chigi «ad attuare quanto indicato nella relazione, dando adeguato rilievo agli interventi in materia di investimenti e a porre in essere tutte le azioni per consentire il finanziamento di misure volte a tutelare il potere di acquisto delle famiglie, nel rispetto degli obiettivi di crescita della spesa netta delle amministrazioni pubbliche».
Il Dpdfp è un passaggio importante verso la legge di Bilancio. Il prossimo passo arriverà prima del 15 ottobre, data entro cui il Governo dovrà mandare alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio (Dpb), che riassume i pilastri della manovra. Poi, entro il 20 ottobre, dovrà presentare il testo della legge di Bilancio alle Camere, da approvare entro il 31 dicembre. Quest'anno, seguendo la regola dell'alternanza, la prima (e decisiva) discussione avverrà alla Camera.
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