Via libera del Senato al ddl contro l'antisemitismo: cosa prevede
A favore centrodestra, Iv, Azione. Il Pd si astiene ma si divide: sei riformisti votano sì. Ora il testo passa alla Camera per il nulla osta definitivo

Via libera del Senato al ddl per il contrasto all'antisemitismo. Il testo viene approvato con 105 sì, 24 no e 21 astenuti e passa alla Camera per il nulla osta definitivo. Fallisce però il tentativo di arrivare a una convergenza ampia sul testo base del leghista Massimiliano Romeo: a votare per il ddl sono il centrodestra, Azione, Italia Viva e solo parte del Pd, oltre a 5 senatori delle Autonomie (tra cui la senatrice a vita Cattaneo).
La frattura è soprattutto tra i dem: il gruppo ha scelto di astenersi , ma sei senatori – Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa, oltre a Graziano Delrio che all’inizio aveva presentato una sua proposta a titolo personale – hanno votato a favore. Tra i dem segnalate anche parecchie assenze (alcune per missione). Contrari invece M5s e Avs. In commissione Affari costituzionali il testo era già stato limato, togliendo il divieto di manifestazioni a rischio antisemitismo e le sanzioni penali. La divisione è rimasta però sulla definizione stessa di antisemitismo: l’articolo 1 adotta quella dell'International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) che, secondo chi vi si oppone, limiterebbe la possibilità di critica politica allo Stato di Israele. A essere contestata non è tanto la nozione in sé – che definisce l’antisemitismo «una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei» – quanto gli esempi applicativi che puniscono ad esempio i «due pesi e due misure nei confronti di Israele, richiedendo un comportamento» non domandato «a nessun altro stato democratico». Per il capogruppo dem Francesco Boccia, «non si spiegherebbe altrimenti perché nel 2021 oltre 200 studiosi, molti dei quali ebrei e tra i maggiori esperti di antisemitismo, abbiano ritenuto necessario elaborare la cosiddetta “Dichiarazione di Gerusalemme” (che contiene un’altra definizione, ndr). Non per negare l'antisemitismo. Non per relativizzarlo. Ma per chiarire meglio il confine tra antisemitismo e critica politica». Non riconoscendo come sua la proposta Delrio, il Pd aveva presentato con il senatore Andrea Giorgis un suo testo volto a «contrastare gli atti e le espressioni di antisemitismo e gli altri atti ed espressioni di odio e di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa». Una nozione giudicata però troppo vaga dai sostenitori del testo originario e dalla comunità ebraica.
Altro tema sono stati i fondi stanziati: secondo Giorgis il testo passato in Senato «delinea una strategia di interventi che, purtroppo, non sono sostenuti da alcuna risorsa e che rischiano perciò di rimanere sulla carta». Per il forzista Maurizio Gasparri, al contrario, «la legge non comporta spese significative, poiché le strutture di contrasto all'antisemitismo sono già operative, ma questi passaggi avrebbero potuto rallentare l'iter». Il centrodestra respinge poi l’accusa di non aver cercato una mediazione. «Dall’inizio, abbiamo fatto tutto il possibile per venire incontro alle richieste di tutte le forze politiche», dichiarano i tre senatori leghisti Daisy Pirovano (relatrice del provvedimento), Stefania Pucciarelli e Paolo Tosato. Mentre per la senatrice Ester Mieli (FdI), la proposta fa «cadere le maschere» soprattutto «a chi non ha preso le distanze da quelle piazze che incitavano all'odio e alla distruzione di un popolo, a chi invitava gli ebrei italiani a prendere le distanze da Israele e chi non ha condannato la violenza». Per Mariastella Gelmini (Noi moderati) «chi scappa da questo voto cede il passo all'indifferenza». Durissimo anche il leader di Azione, Carlo Calenda: «Trovo assurdo e ingiusto il mancato voto della sinistra a favore del ddl sull’antisemitismo che è identico a quello presentato dal senatore Delrio». Lo stesso Delrio rivendica come il sì di sei senatori dem non sia «in contestazione o dissociazione con il nostro partito, ma perché crediamo che questo provvedimento rompa un silenzio della cultura democratica». Parole nette anche dalla comunità ebraica: per il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, il no al testo poi approvato «rimarrà scolpito nella storia della sinistra come una macchia indelebile». Sulla stessa linea Victor Fadlun, presidente della Comunità di Roma. Durante il voto peraltro si è consumato un altro scontro: il casus belli è l’emendamento del dem Francesco Verducci – poi trasformato in ordine del giorno e infine bocciato – per contrastare l’utilizzo dei simboli fascisti e nazisti. A quel punto, il leghista Romeo ha chiesto di includere anche un riferimento al comunismo. Proposta che, come prevedibile, ha scatenato una sfilza di scambi al vetriolo tra centrodestra e centrosinistra. Il dibattito, in ogni caso, è destinato a proseguire alla Camera.
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