Alfieri (Pd): «I dem sono stati decisivi, serve allargare l’alleanza»
Il responsabile Riforme: «Giorgia Meloni ci ha messo la faccia. Hanno influito anche Gaza e il Medio Oriente, ora dialoghiamo con chi ha votato Sì»

«È una pesante sconfitta per il Governo e in particolare per la premier Giorgia Meloni che ha scelto di metterci la faccia, come d’altronde era inevitabile».
Alessandro Alfieri, senatore e responsabile Riforme del Pd, che segnale politico dà la vittoria del No?
È un successo per i comitati civici, per associazioni e sindacati e per i partiti di opposizione che si sono mobilitati per il No. Lo è anche per chi non era andato a votare alle ultime elezioni politiche e che oggi invece si è mobilitato per difendere la nostra Costituzione.
All’inizio della campagna i sondaggi davano il Sì avanti, poi cosa è successo?
La rimonta ha coinvolto molte persone preoccupate da una riforma che modificava in maniera maldestra la nostra Costituzione. Poi c’è stata l’inevitabile politicizzazione, accelerata dalla discesa in campo di Meloni. E sono entrate in campo altre dinamiche, a partire dalla guerra in Medio Oriente e dalle sue conseguenze per il nostro Paese.
Qual è il messaggio all’esecutivo?
Per questo Governo è una sconfitta pesante. In Parlamento aveva blindato una riforma costituzionale senza accogliere, in maniera arrogante, neanche un emendamento dell’opposizione.
Nel centrosinistra si è già aperta una discussione su come capitalizzare questo risultato, con il leader del M5s Giuseppe Conte che parla di primarie.
Direi che è un dibattito che affronteremo con maggiore determinazione e positività, visto che arriva dopo un successo. Tra le opposizioni abbiamo già fatto un pezzo di lavoro insieme, preparandoci al meglio in vista delle ultime elezioni regionali: stiamo costruendo la coalizione in maniera “testardamente unitaria”, come dice la nostra segretaria Elly Schlein, ed è chiaro che servirà lavorare a un programma condiviso tra i partiti e sulle modalità di scelta della leadership. Se dovesse cambiare la legge elettorale, e a questo punto non ne sono più sicuro, le primarie sono certamente una strada per coinvolgere tutti i soggetti.
A differenza della maggioranza, però, non tutto il centrosinistra si è schierato in modo compatto.
C’è da fare un lavoro per andare oltre Pd, M5s, Avs, i partiti per il No. Occorre dialogare anche con coloro che hanno optato per il Sì oppure hanno lasciato libertà di voto.
Anche con Azione, che pure si è sempre sfilata dai progetti di “campo largo” e al referendum ha sostenuto il Sì?
Dobbiamo avere l’ambizione di coinvolgere tutti i partiti che vogliono costruire un progetto di governo alternativo a quello della Meloni.
Nello stesso Pd, poi, una parte si è schierata per il Sì.
Sì, va detto però che si trattava di una parte molto minoritaria. E poi c’è un dato: gli elettori del Pd alla fine sono stati quelli che si sono schierati in modo più netto per il No, più di tutti gli altri partiti di opposizione, come sottolineano le rilevazioni.
Lei viene dalla Lombardia, dove ha vinto il Sì, come in quasi tutto il Nord. Che lavoro c’è da fare su questi territori?
Nei grandi centri ha vinto il No, mentre è vero, il risultato è stato spesso diverso in provincia, dove abita la gran parte degli italiani. Lì bisogna costruire un progetto che rassicuri le persone e le accompagni attraverso i grandi cambiamenti che stiamo affrontando.
Su quali temi?
Partiamo dall’agenda economica e sociale. Penso agli stipendi e alle bollette, alle liste d’attesa troppo lunghe nella sanità. Senza dimenticare la sicurezza. Temi su cui abbiamo già presentato delle iniziative insieme.
Nel centrosinistra ci sono però differenze nette in politica estera.
È vero, ma abbiamo lavorato insieme su Gaza e sul Medio Oriente. L’unica vera differenza che si registra è quella sull’Ucraina ma sono convinto che con pragmatismo possiamo trovare una sintesi.
In questa “brutta” campagna elettorale, cosa salva?
Ci sono state cadute di stile, falli di reazione, sia tra i sostenitori del No che del Sì. Questo è in parte fisiologico, ma il mio partito, a partire dalla segretaria Schlein, ha fatto una campagna appassionata sul merito. Mi hanno colpito in particolare gli eventi con tanti ragazzi e ragazze interessati a capire la costituzione e a scendere in campo per difenderla. Un pezzo del successo del No è dovuto alla mobilitazione dei più giovani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






