venerdì 15 febbraio 2019
Messa in occasione dell’incontro "Liberi dalla paura" dedicato alle realtà di accoglienza e organizzato da Fondazione Migrantes, Caritas italiana e Centro Astalli papa Francesco
(Vatican News)

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Papa Francesco è stato in visita alla Fraterna Domus di Sacrofano, in provincia di Roma per presiedere la Messa. La celebrazione eucaristica apre il meeting dal titolo: "Liberi dalla paura", organizzato dalla Fondazione Migrantes, dalla Caritas Italiana e dal Centro Astalli, in programma fino a domenica 17 febbraio.

Condividere le esperienze di ospitalità
L’iniziativa, spiegano gli organizzatori, "intende essere un momento di comunione con famiglie, parrocchie, istituti religiosi e altre realtà" impegnate in percorsi di ospitalità di migranti. In pratica tutti soggetti che operano nell'accoglienza e nell'integrazione si incontreranno per condividere esperienze e testimonianze ma anche per fare un bilancio della mobilitazione a livello diocesano e parrocchiale avvenuta a seguito dell'appello del Papa all'Angelus del 6 settembre 2015, nel quale invitava le comunità religiose e i monasteri ad accogliere le famiglie di profughi.

Un messaggio di fiducia all’Italia
Il meeting di Sacrofano sarà un’occasione per lanciare un messaggio di fiducia all’Italia, per ascoltare le storie dei migranti accolti e per far conoscere le esperienze che hanno innescato percorsi virtuosi di solidarietà e hanno arricchito le comunità a livello umano. A confrontarsi saranno sia religiosi sia laici impegnati in prima persona nella realizzazione di questi progetti di integrazione.

Il video dell'omelia:

L'omelia di Francesco

“Di fronte alle cattiverie e alle brutture del nostro tempo, anche noi, come il popolo d’Israele, siamo tentati di abbandonare il nostro sogno di libertà. Proviamo legittima paura di fronte a situazioni che ci sembrano senza via d’uscita”. Lo ha detto papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata questo pomeriggio a Sacrofano. “E non bastano le parole umane di un condottiero o di un profeta a rassicurarci, quando non riusciamo a sentire la presenza di Dio e non siamo capaci di abbandonarci alla sua provvidenza”, le parole a commento del brano dell’Esodo che racconta il passaggio del popolo di Israele attraverso il Mar Rosso: “Così, ci chiudiamo in noi stessi, nelle nostre fragili sicurezze umane, nel circolo delle persone amate, nella nostra routine rassicurante. E alla fine rinunciamo al viaggio verso la Terra promessa per tornare alla schiavitù dell’Egitto”.

Dopo l’invito di Mosè a “non avere paura”, ha ricordato Francesco, “il lungo viaggio attraverso il deserto, necessario per giungere alla Terra promessa, comincia con questa prima grande prova. Israele è chiamato a guardare oltre le avversità del momento, a superare la paura e riporre piena fiducia nell’azione salvifica e misteriosa del Signore”. Analogo invito è quello rivolto da Gesù ai discepoli, quando – come si legge nel Vangelo di Matteo – “restano turbati e gridano per la paura alla vista del Maestro che cammina sulle acque, pensando che sia un fantasma. Sulla barca agitata dal forte vento, essi non sono capaci di riconoscere Gesù; ma Lui li rassicura: ‘Coraggio, sono io, non abbiate paura!’. Pietro, con un misto di diffidenza ed entusiasmo, chiede a Gesù una prova: ‘Comandami di venire verso di te sulle acque’. Gesù lo chiama. Pietro fa qualche passo, ma poi la violenza del vento lo impaurisce di nuovo e comincia ad affondare. Mentre lo afferra per salvarlo, il Maestro lo rimprovera: ‘Uomo di poca fede, perché hai dubitato?’”. “Attraverso questi episodi biblici, il Signore parla oggi a noi e ci chiede di lasciare che Lui ci liberi dalle nostre paure”, ha sototlineato il Papa.

Francesco ha anche notato, a braccio, fuori dal testo ufficiale, che “la paura è l’origine della schiavitù. Gli israeliti preferiscono diventare schiavi per la paura. La paura è anche l’origine di ogni dittatura, perché sulla paura del popolo cresce la violenza dei dittatori”.

Il “ripiegamento su sé stessi, segno di sconfitta, accresce il nostro timore verso gli altri, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri” - ha continuato nell'omelia, riferendosi all’attualità -. E questo si nota particolarmente oggi, di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati che bussano alla nostra porta in cerca di protezione, sicurezza e un futuro migliore”.

Il timore è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro - ha ammesso Francesco citando il messaggio scritto l’anno scorso, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: “Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così, spesso, rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci”. “Rinunciare a un incontro non è umano!”, il monito a braccio. “Siamo chiamati invece a superare la paura per aprirci all’incontro”, l’invito del Papa: “E per fare questo non bastano giustificazioni razionali e calcoli statistici”. “Mosè dice al popolo di fronte al Mar Rosso, con un nemico agguerrito che lo incalza alle spalle: ‘Non abbiate paura’, perché il Signore non abbandona il suo popolo, ma agisce misteriosamente nella storia per realizzare il suo piano di salvezza”, la citazione dell’episodio biblico con cui ha cominciato l’omelia.

“L’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo - ha ricordato papa Francesco - È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato e carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito”, ha ribadito Francesco: “E se avessimo ancora qualche dubbio, ecco la sua parola chiara: ‘In verità io vi dico: tutto quello a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”.

Suona nello stesso modo anche l’incoraggiamento di Gesù ai suoi discepoli: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. “È davvero Lui, anche se i nostri occhi fanno fatica a riconoscerlo”, ha assicurato il Papa: “Coi vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua…”. “Anche noi, come Pietro, potremmo essere tentati di mettere Gesù alla prova, di chiedergli un segno”, l’analisi di Francesco: “E magari, dopo qualche passo titubante verso di Lui, rimanere nuovamente vittime delle nostre paure. Ma il Signore non ci abbandona! Anche se siamo uomini e donne ‘di poca fede’, Cristo continua a tendere la sua mano per salvarci e permettere l’incontro con Lui, un incontro che ci salva e ci restituisce la gioia di essere suoi discepoli”.

“Se questa è una valida chiave di lettura della nostra storia di oggi – ha concluso il Papa – allora dovremmo cominciare a ringraziare chi ci dà l’occasione di questo incontro, ossia gli altri che bussano alle nostre porte, offrendoci la possibilità di superare le nostre paure per incontrare, accogliere e assistere Gesù in persona”.






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