Ponte Mammolo accoglie Leone XIV:
«Qui troverà una Chiesa di periferia, accanto agli ultimi»

Per il Pontefice quella nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù è l’ultima delle cinque visite alle comunità della diocesi di Roma in questo periodo quaresimale. Il parroco, don Refalo: «Anche questo un territorio segnato dal disagio»
March 15, 2026
Ponte Mammolo accoglie Leone XIV:
«Qui troverà una Chiesa di periferia, accanto agli ultimi»
Lo striscione con il volto di Papa Leone XIV e la scritta in rosso “Benvenuto” è affisso sulla parete del portico, proprio sopra l’ingresso. In oratorio sono posizionate 600 sedie e il manto stradale è appena stato rifatto. Operai e volontari apportano gli ultimi ritocchi di pittura e pulizia, mentre si valuta dove posizionare due maxischermi. «Finalmente ci siamo», dicono. In via Casal de’ Pazzi 88, nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, nella periferia a nord di Roma, è tutto pronto per la visita del Pontefice. «In 32 anni di sacerdozio alla guida di tante parrocchie, mai mi sarei aspettato di accogliere il Papa – afferma il parroco don Francis Refalo, per tutti don Franz –. Per la comunità è un’occasione di grazia». Dal giorno in cui si è diffusa la notizia, in tanti si sono rivolti al sacerdote per avere informazioni, serbando nel cuore la speranza di «poter scambiare due parole» con il Pontefice. È stata l’occasione «per conoscere persone nuove – aggiunge il sacerdote –. L’accostarsi di tanta gente alla comunità è preludio di qualcosa di bello».
La visita si inserisce nell’anno giubilare della parrocchia, che il 4 settembre celebrerà il 90° anniversario di erezione. Il 9 novembre 1986, per il 50°, la comunità ricevette la visita di san Giovanni Paolo II, come ricorda la targa all’ingresso della chiesa. La “scaletta” seguirà l’ordine già visto nelle altre quattro parrocchie che in Quaresima hanno accolto il Vescovo di Roma. L’arrivo di Leone è previsto per le 16. Ad attenderlo, il cardinale vicario Baldo Reina e il vescovo ausiliare eletto monsignor Marco Valenti. Prima tappa l’oratorio per il saluto a bambini, ragazzi e famiglie. Tra i doni preparati, un libretto contenente cartoncini colorati con disegni e pensierini dei più piccoli, un cappellino e una maglietta dell’oratorio. A Matteo, 17 anni, è affidato il compito di presentare il servizio offerto a malati e anziani del quartiere. «La domenica – spiega don Franz – i ragazzi accompagnano i più fragili in chiesa e poi di nuovo a casa, permettendo loro di partecipare alla Messa con la comunità». In oratorio anche donne vittime di violenza e mamme in difficoltà accolte con i figli nella Casa Teresa Verzeri, gestita dalle Figlie del Sacro Cuore di Gesù, e nella Casa Madre Margherita, affidata alle Serve di Maria Riparatrici, strutture attive nel territorio da quasi 30 anni.
Nel salone parrocchiale previsto l’incontro con ammalati, anziani, alcuni degli 80 iscritti alla scuola di italiano per stranieri, provenienti in maggioranza da Filippine, Bangladesh, Pakistan e America Latina, e senza fissa dimora. «Sono tanti i migranti ben integrati con la comunità – dichiara il sacerdote –. Parteciperà all’offertorio una famiglia peruviana che frequenta la parrocchia ogni giorno la cui figlia dodicenne riceverà i sacramenti dell’iniziazione cristiana la notte di Pasqua». Dal 2000 in parrocchia è attivo un servizio docce che due volte al mese accoglie oltre 90 persone alle quali i volontari della Caritas di Roma e della Comunità di Sant’Egidio offrono anche la colazione e un cambio di biancheria. Al Papa sarà illustrato l’impegno del Centro di ascolto parrocchiale e il progetto di “halfway house”. La parrocchia, spiega il sacerdote, dista appena 750 metri a piedi dal carcere di Rebibbia. Il desiderio è quello di «realizzare 5 monolocali in una struttura attigua alla chiesa per accogliere detenuti beneficiari di permessi temporanei che non hanno altri alloggi. Pensiamo anche a un Centro di ascolto, dedicato alle problematiche dei detenuti, che dialoghi con i cappellani».
Il parroco riflette poi che «le cinque visite pastorali di Leone in realtà segnate da profondo disagio, proprio come quella di Ponte Mammolo, testimoniano l’attenzione concreta del Papa alle periferie». L’emergenza abitativa è quella che per il parroco richiede la massima attenzione pastorale. «È difficile per famiglie fragili e migranti trovare case dignitose a prezzi sostenibili – dice –. Ci impegniamo a costruire reti con le istituzioni e le realtà locali per attivare percorsi di accompagnamento e di sostegno». Alle 17, la Messa presieduta da Pontefice, e concelebrata, tra gli altri, dall’ex parroco don Giuseppe Argento e da don Jesus, sacerdote spagnolo che ha scoperto la sua vocazione proprio nella comunità di Ponte Mammolo durante il periodo dell’Erasmus. Al termine della celebrazione, il Papa incontrerà il Consiglio pastorale parrocchiale e, in canonica, i sacerdoti che operano e vivono nella parrocchia.

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