venerdì 29 marzo 2019
In continuità con il percorso partito ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi, il Papa fa scalo in un altro Paese a maggioranza islamica. «Vengo come pellegrino di pace»
L’interno della Cattedrale di Rabat dove domenica il Papa incontrerà il clero (Ap)

L’interno della Cattedrale di Rabat dove domenica il Papa incontrerà il clero (Ap)

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L’abbraccio tra Mohammed VI e papa Francesco sarà ancora più forte di quello con l’Imam di Al-Azhar, che ha reso storica la visita negli Emirati Arabi Uniti. Questo sabato a Rabat, dove il Papa arriverà alle 14, si incontreranno il discendente di Maometto e il successore di Pietro.

Trentaquattro anni dopo l’abbraccio tra Giovanni Paolo II e re Hassan II. Mohammed VI e Bergoglio hanno voluto questo incontro per spianare la strada alla pace e la visita apostolica rappresenta il primo passo reale verso la “fratellanza umana” invocata dal documento firmato ad Abu Dhabi dal Pontefice e dal grande imam. Anzi, per meglio dire, i contenuti di quel documento - rispetto per i credenti di fedi diverse, condanna della discriminazione, diritti delle donne… - trovano già attuazione nelle riforme imposte in questi anni dalla monarchia marocchina, la quale sulla condanna del terrorismo - altro passaggio chiave della dichiarazione di Abu Dhabi - si è ritagliata un importante ruolo geopolitico. Con l’Ue, il Marocco ha un «Accordo di associazione» e con la Nato ha creato un asse nella lotta al terrorismo islamico: «i terroristi non sono musulmani» ha dichiarato il re il 20 agosto 2016, giorno dell’Indipendenza.

I marocchini si attendono una visita storica. Tale sarà quella di papa Francesco se non verrà turbata dalle polemiche sui migranti - il Marocco garantisce all’Europa la blindatura delle frontiere di Ceuta e Melilla - e sul Sahara Occidentale, conteso con il fronte Polisario. Avranno grande spazio i momenti di dialogo interreligioso. L’acme sarà l’incontro con il re. Mohammed VI discende da Maometto e si qualifica come “comandante dei credenti”: quelli del Libro, compresi cristiani ed ebrei che il re si assume il dovere di proteggere.

In una società di marca tribale, ha sottolineato “La Civiltà Cattolica” «questa legittimità islamica ha favorito l’attaccamento e la fedeltà dell’islam locale alla causa monarchica, che ha assunto valenza sacrale, evitando così derive fondamentaliste. Certamente anche in Marocco ci sono organizzazioni legate ai “fratelli musulmani” e ad altre formazioni che interpretano l’islam in modo integralista, ma il Paese non ha conosciuto in questi anni la radicalizzazione estremista secondo il modello algerino o egiziano».

La visita si svolgerà, com’è stato più volte ripetuto, ottocento anni dopo l’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil. Ma sono anche ottocento anni dal martirio di Berardo, Pietro, Ottone e Adiuto e Accursio, i confratelli che Francesco d’Assisi inviò a predicare il Vangelo nella Spagna musulmana e in Marocco, dove furono martirizzati il 16 gennaio 1220. In questi otto secoli, i francescani sono stati uno degli istituti religiosi più presenti e ascoltati nel Paese africano: padre José María Lerchundi propiziò l’incontro tra il Sultano del Marocco e Leone XIII. Questo rapporto non si è mai incrinato: oggi, ogni centro culturale dei frati ha più di mille iscritti, tutti musulmani e soprattutto giovani.

«L’abbraccio tra papa Francesco e re Mohammed VI sarà la foto del secolo per i marocchini – spiega padre Manuel Corullon, cui è affidata la custodia dei protomartiri del Marocco – e non sarà meno importante la visita all’istituto Mohammed VI, che rappresenta una delle riforme visibili del Re, per il ruolo conferito alle donne come predicatrici». È la tappa di un lungo percorso: la riforma del codice civile marocchino è iniziata nel 1999 e si è conclusa nel 2004 con l’appoggio dei musulmani moderati del Pjd, mentre è stata avversata dal movimento islamista "Giustizia e carità".

Più recente è l’ammissione delle donne nell’insegnamento religioso, che peraltro non rappresenta neanche il cambiamento più importante: infatti, mentre prima per predicare il Corano era sufficiente una licenza triennale e superare un concorso pubblico, ora viene imposto un percorso formativo sotto il controllo dello Stato - cioè viene creato un "clero" che non esisteva nel mondo sunnita e che è controllato da una Direzione del ministero degli Affari religiosi - e l’insegnamento coranico è orientato dai principi del dialogo e della tolleranza. «La dinastia marocchina è sunnita di scuola giuridica malikita – sottolinea padre Corullon – il che conferisce un certo peso alla fiqh, cioè alla giurisprudenza, nella visione teologica; non a caso, il rapporto tra la monarchia e la società civile è molto stretto e le correnti liberali sostengono le politiche di Mohammed VI».

Il programma della prima giornata, sabato 30 marzo

Papa Francesco partirà da Fiumicino alle 10.45 per iniziare il suo 28° viaggio internazionale, che come da tradizione ha affidato ieri alla Salus Popoli Romani visitando Santa Maria Maggiore. Questa volta la destinazione è il Marocco, paese del nord Africa a maggioranza musulmana. Un viaggio in continuità con il precedente di inizio febbraio quando papa Francesco visitò Abu Dhabi, primo Pontefice a mettere piede negli Emirati arabi uniti.

L’aereo papale atterrerà alle 14 all’aeroporto di Rabat con l’accoglienza ufficiale. Ma la cerimonia di benvenuto sarà alle 14.40 sulla Esplanade de la Tour Hassan, che precederà di pochi minuti (le 15) l’incontro con il popolo marocchino, le autorità, la società civile e il corpo diplomatico sulla stessa Esplanade. Alle 16 il Papa si recherà al Mausoleo Mohammed V e alle 16.25 farà una visita di cortesia a re Mohammed VI nel Palazzo Reale. Decisamente straordinario il successivo impegno che alle 17.10 vedrà il Papa recarsi all’Istituto Mohammed VI degli imam, predicatori e predicatrici. Ultimo impegno della giornata alle 18.10 con l’incontro con i migranti nella sede della Caritas diocesana di Rabat.


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