Napoli, il male per strada e nel cuore, lo Stato e noi
domenica 29 gennaio 2017

Napoli, il male per strada e nel cuore, lo Stato e noi Ho paura del male quando non fa più male. Ho paura della violenza quando non scandalizza più. Ho paura dei poveri quando non hanno più la forza di lottare, si arrendono e cadono nel fatalismo. Ho paura quando a Soccavo, quartiere popolare, Renato, un pregiudicato di 20 anni, viene massacrato a colpi di pistola tra la folla, a mezzogiorno. Se le vite sono tutte preziose, quelle dei giovani e dei bambini lo sono di più. Vedere adolescenti, ragazzi, giovani riversi in una pozza di sangue mette paura, addolora, fa rabbia. Guai a noi se perdiamo la capacità di scandalizzarci per questa guerra. Guai a noi se cediamo al fatalismo e alla rassegnazione sino a convincerci che la camorra non la sconfiggeremo mai. No, non è dei rassegnati, dei buontemponi e degli illusi che la città e la terra di Napoli hanno necessità, ma di una diagnosi seria, ponderata, fondata. Napoli ha bisogno di uomini e donne che facciano il proprio dovere con magnanimità, coraggio, severità.

Ha bisogno di complicità buona tra la politica locale, regionale e nazionale dove i responsabili sappiano ascoltarsi e rispettarsi e non litigare come sta avvenendo tra il governatore e i commissari della sanità inviati dal governo. I cittadini hanno il diritto di essere tutelati. I quartieri ghetto-fortezza-dormitori hanno bisogno di essere sorvegliati: da più uomini, con maggiori risorse, con più mezzi. Chi delinque sa bene che prima o poi sarà ingoiato dal carcere o finirà ammazzato. E, vi assicuro, non vuole arrivare a tanto. C’è un’età sulla quale ancora è possibile intervenire con efficacia. Quando il delinquente è ancora novello, quando non ha ancora fatto il callo alla violenza, quando il sangue sull’asfalto ancora lo impietosisce.

Quando una scintilla di bontà brucia ancora nel suo animo. Quella persona è recuperabile. Verso di lei la società ha dei doveri da osservare. Occorre intercettarla in fretta, prima che il nemico l’agguanti definitivamente. Prima che il giuramento fatto al capo la vincoli per sempre. Lo Stato, la comunità civile, deve arrivare prima. Questa è educazione, questa è prevenzione, una prevenzione che ai bambini e ai ragazzi napoletani oggi non viene assicurata. Gli agguati per le strade, in pieno giorno, continuano come se niente fosse. Ed è impensabile, inconcepibile, scandaloso che le strade di una città, di qualunque città, non siano sicure. Nel giro di pochi giorni una bambina di dieci anni è stata ferita in un mercatino rionale, un’altra di otto anni è stata scoperta mentre confezionava bustine di cocaina. Un giovane di 21 anni è rimasto ferito in un locale per difendere la sua ragazza presa in ostaggio da un pregiudicato e usata come scudo durante una sparatoria. Renato è stato ammazzato venerdì.

E siamo solo al primo mese di questo anno 2017. Per questo sempre più cittadini, e noi con loro, chiedono ad alta voce che lo Stato – attraverso i suoi tutori della legge, i suoi insegnanti, l’alleanza concreta e salda coi suoi cittadini – metta fine a tanta inconcepibile barbarie. Se un pericolo viene taciuto a chi lo corre, si diventa complici. Non bisogna allarmare e nemmeno negare. Occorre guardare negli occhi la realtà e agire di conseguenza. L’equilibrio, il buon senso, la sete di verità debbono orientare le nostre scelte. La povertà di tanti, che negli ultimi anni si è trasformata in miseria nera, è la migliore alleata di questa sempre più sanguinaria e assurda camorra cittadina. Mettiamo la gente in condizione di guadagnarsi il pane con il sudore della propria fronte.

Diamo ai giovani l’opportunità di vivere una vita normale. Deprechiamo, eliminiamo, spezziamo la maledetta corruzione che puzza, anzi «spuzza», come disse il Papa. La buona volontà non basta. Nemmeno le parrocchie e il mondo del volontariato bastano. Se non si mette mano a tessere una rete per risolvere il problema tutti insieme, e non la si sostiene, alimenta e difende con l’impegno delle istituzioni, saremo costretti a piangere ancora molti morti ammazzati. Sotto gli occhi dei bambini terrorizzati che, lentamente, si convinceranno che violenza, sopruso, omicidi, camorra, altrove deprecabili, a Napoli diventano qualcosa di normale, un futuro possibile. In realtà un presente e un futuro così sono insopportabili. C’è una città da capovolgere. C’è una storia fatta di tante storie da rimettere nel verso giusto. E va fatto adesso: per la sua gente, con la sua gente.

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