martedì 23 agosto 2011
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Caro direttore, il progetto di vita, il “meraviglioso cammino” che ci accingevamo a percorrere nei primi anni Settanta (abbiamo festeggiato da poco 40 anni di matrimonio) non includeva (per lo meno non esplicitamente) R. nostra figlia ora trentunenne adottata a 7 mesi perché rifiutata alla nascita dalla madre naturale per le gravi patologie che presentava. R. è entrata in casa (avendo noi risposto a un appello lanciato proprio da Avvenire) quando la nostra figlia “biologica” (oggi sposa e madre) aveva 7 anni e ogni sera pregava il Signore perché le mandasse una sorellina. Avevamo con noi in affidamento un ragazzo che doveva rimanere per un certo tempo lontano dalla sua casa. Per tutti, parenti ed amici, eravamo dei “pazzi”.L’ingresso di R. ci ha messo alla pari con tante famiglie con figli portatori di handicap, un mondo difficile, splendido e dolente. La situazione è dura, ma mai abbiamo rimpianto la nostra scelta vedendo questa figliola sempre come un dono di Dio. Ora possiamo dire che veramente con l’aiuto di Dio abbiamo percorso un “meraviglioso cammino”, anche se ancora sono molti gli ostacoli da superare (noi genitori di figli con handicap pensiamo sempre al “dopo di noi”): qualche volta sentiamo di non avere più energie. Ma non ha detto il Signore che chi accoglie uno di questi piccoli accoglie Lui? Se le chiediamo di non pubblicare il nostro nome, credo che ci capirà. Cordiali saluti e grazie per il vostro splendido lavoro.

un padre e una madre di Napoli

Vi capisco e vi abbraccio. Noi di Avvenire ci sentiamo un po’ parte di questa vostra famiglia, bella e vera. Ne siamo contenti e orgogliosi.

Marco Tarquinio

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