Premere su Ankara e non armarla più. Ma un embargo non avrebbe senso
venerdì 11 ottobre 2019

Caro direttore,
dopo l’attacco della Turchia in Siria, di fronte alle prime inevitabili vittime civili, il segretario generale della Nato Stoltenberg ha semplicemente espresso l’auspicio che «l’azione della Turchia sia misurata e proporzionata»... Vada a dirlo ai civili morti e anche ai militari curdi che hanno combattuto con gli Usa e le forze della coalizione occidentale contro il Daesh e che adesso vengono traditi e abbandonati al loro destino. Basta coi giochetti diplomatici! La Turchia è un Paese Nato e l’Europa deve pronunciare una condanna senza appello di questa azione sconsiderata dichiarando un embargo contro la Turchia fino a che non fermerà questa pericolosissima aggressione militare che incendia ulteriormente una regione devastata da troppi anni di guerra.

Luca Salvi, Verona

Caro direttore,
il governo turco farà di tutto, ma proprio tutto, per impedire la costituzione di un Kurdistan indipendente appena fuori dalla porta di casa. Aggiungerei che a Erdogan, da sempre favorevole all’islam di Stato, alla faccia della Turchia laica di Kemal Ataturk, non creerebbe eccessivi problemi, anzi, la presenza di un redivivo “Stato islamico” come vicino. Per quanto riguarda noi italiani, secondo la mia opinione, il nostro governo non può prendere una posizione netta contro l’aggressione turca contro i curdi di Siria, perché l’Italia è uno dei maggiori produttori di armi al mondo, e il settore della produzione di materiale bellico è stato fra i pochi a non risentire della crisi mondiale degli ultimi dieci anni. Nonostante la Costituzione reciti il contrario, a questo settore della nostra manifattura le guerre fanno bene, fanno crescere il Pil, facciamocene una ragione. Triste dirlo, ma a fronte della levata di scudi dell’opinione pubblica, ci sono molti che sperano che le guerre non finiscano. E sì, è davvero triste.
Marco Gambella, Torino

Civili siriani in fuga dalle città di frontiera (Lapresse)

Civili siriani in fuga dalle città di frontiera (Lapresse)

Condivido, cari amici, lo sconcerto e la tristezza che manifestate per l’attacco contro i curdi condotto in Siria, con il sostanziale beneplacito del presidente Trump, dalle Forze armante turche. Capisco anche le ragioni dello scetticismo del signor Gambella sulla possibilità di una efficace pressione italiana ed europea sul “sultano” Erdogan, ma non mi rassegno e penso che si possa e si debba arrivare al blocco dell’export di armi verso la Turchia e al congelamento della collaborazione militare nell’ambito della Nato. Non sono invece d’accordo, anche se apprezzo la tensione morale della lettera-appello del medico Luca Salvi, sull’armare un embargo totale contro la Turchia del presidente- padrone. Non sono mai d’accordo, infatti, con la decisione di “stringere di assedio” in questa forma una nazione. Come non mi stanco di scrivere e di ripetere ormai da anni, ogni embargo è un’arma spuntata o è inutile e vanificato o piaga la vita dei popoli senza piegare i dittatori che li spingono in guerra.

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