giovedì 3 marzo 2011
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Il secondo dei tre libri su Gesù di Benedetto XVI ha per sottotitolo "La settimana santa dall’ingresso a Gerusalemme alla resurrezione". In esso il pontefice persegue con ammirabile tenacia il suo tentativo di delineare una cristologia spirituale nella quale la figura di Gesù viene presentata nella luce della Scrittura e della tradizione consegnataci da Gesù. Al centro del primo volume vi era il monte della nuova legge, l’altura dalla quale Gesù, nuovo Mosè, proclamò le beatitudini rinnovando ed estendendo l’unica alleanza di Dio con Israele a tutti i popoli. Al culmine del nuovo volume vi è il Golgota cui il Papa invita a guardare seguendo il racconto dei Vangeli.Le anticipazioni di oggi dischiudono tre prospettive diverse dalle quali si può focalizzare il luogo incandescente della rivelazione dell’amore. Anzitutto il Papa non evita la domanda imbarazzante sul traditore che consegna Gesù ai persecutori. Del resto è Gesù stesso a rispondere con una parola della Scrittura: «Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno». L’affermazione getta fin dall’inizio un’ombra di inquietudine sulla storia della comunità cristiana. Il tradimento, la rottura dell’amicizia sono presenti nella vita della Chiesa. Le sofferenze che ne derivano si addensano sulle spalle di Gesù provocando un’agonia già segnata dal sangue che verrà versato sulla croce. Vi è poi la prospettiva guadagnata dalla domanda sulla data della celebrazione dell’ultima cena. All’interrogativo il Papa concede notevole spazio perché è rilevante per meglio determinare il significato stesso dell’evento. Secondo i Vangeli la cena ebbe luogo il giovedì sera, solo che per i Sinottici quel giovedì era già la vigilia della Pasqua dei giudei celebrata il venerdì, mentre per Giovanni la pasqua veniva celebrata quell’anno di sabato. Secondo questa cronologia, cui il Papa accorda la sua preferenza e che è stata confermata dalle ricerche dell’esegeta americano John Meier, la crocifissione di Gesù non avvenne nel giorno di Pasqua dei giudei bensì nella vigilia. Gesù, il vero agnello, morì dunque nell’ora in cui nel tempio venivano immolati gli agnelli. Ma allora che cosa fu l’ultimo pasto? Consapevole della sua morte imminente, Gesù invitò i suoi «a una cena che non apparteneva a nessun rito giudaico, ma era il suo congedo, in cui Egli dava qualcosa di nuovo, donava se stesso come il vero Agnello, istituendo così la sua pasqua» prima della morte del venerdì e del riposo sepolcrale del sabato.Un’ultima prospettiva risulta dall’interrogatorio di Gesù davanti a Pilato. Anzitutto il pontefice respinge con forza le interpretazioni che hanno voluto addossare agli ebrei la colpa della condanna del Maestro di Nazaret aprendo la strada a un antisemitismo dagli esiti nefasti. Dalla solenne affermazione di Gesù davanti a Pilato: «Sono venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità», papa Benedetto deriva poi una delle sue convinzioni fondamentali. La domanda scettica del procuratore romano, «che cos’è la verità?», è in linea con il relativismo dei nostri giorni che vorrebbe ignorare la questione, soprattutto renderla superflua per la vita pubblica. La risposta del Papa, invece, è che Dio stesso è la prima e somma verità. Il mondo è vero nella misura in cui rispecchia la luce di Dio. I credenti sanno che sul monte Gesù ha reso testimonianza alla verità e per il bene stesso del mondo non possono rinunciare alla luce che ne deriva.
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