Trump e gli immigrati: uno schiaffo alla solidarietà internazionale
sabato 28 gennaio 2017

L'ordine esecutivo con cui il presidente americano Donald Trump blocca l'ingresso ai cittadini mediorientali di 7 Paesi, ferma per 4 mesi il programma a favore dei rifugiati, riduce la quota di profughi accolti nell'anno in corso e chiude le frontiere a tempo indeterminato per i siriani appare come uno schiaffo alla solidarietà internazionale, alla libera circolazione delle persone e alle istanze universalistiche cui l'America ha dato un impulso con la sua storia recente.

E proprio perché si pone in contraddizione con esplicite norme varate dal Congresso, già si dibatte negli Stati Uniti se il decreto di
Trump sia da considerarsi addirittura illegale
. Già si prospettano ricorsi ai tribunali per bloccarne alcuni effetti, come era accaduto anche con provvedimenti varati da Obama.

Colpisce gli osservatori e molti americani (e non solo) come il nuovo inquilino della Casa Bianca abbia fatto fare un salto all'indietro al proprio Paese. Si torna ai primi decenni del Novecento, quando leggi apposite proibivano l'ingresso a molte nazionalità asiatiche e prescrivevano di favorire gli europei occidentali rispetto a quelli orientali. Nel dopoguerra le Camere hanno via via cancellato tali norme vietando esplicitamente discriminazioni di qualunque tipo verso chi chiedeva di risiedere e poi diventare cittadino statunitense. Blocchi parziali ai visti, come nel caso della crisi iraniana sotto Carter vi furono, ma mai sistematici come si annuncia oggi.

(Ansa)

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Se la decisione di Trump sembra il compimento delle sue promesse elettorali, non è per nulla sicuro che non si riveli un boomerang, con la possibilità di ritorsioni da parte dei Paesi coinvolti (che tuttavia non sono grandi potenze) e soprattutto con contraccolpi sull'attrattività degli Usa, i quali oggi beneficiano enormemente dell'essere una calamita potente di cervelli che vanno ad arricchire l'America con il loro apporto intellettuale.

Non sembra nemmeno, l'ordine esecutivo anti-immigrati arabi e islamici, una garanzia contro il terrorismo, dato che molti degli attacchi recenti venati di fondamentalismo compiuti in territorio Usa hanno visto come autori cittadini americani o immigrati di lunga data.

C'è poi l'aspetto più specificamente religioso. Aumentare la diffidenza se non l'ostilità preconcetta verso religioni non cristiane non potrà che rendere più difficile il dialogo e l'integrazione sia a livello nazionale sia a livello internazionale.

Infine, legato all'aspetto precedente, vi sarà un probabile seppure non auspicabile effetto traino. Se gli Stati Uniti si muovono in questa direzione, molti politici europei si sentiranno ancor più legittimati nel proporre politiche di chiusura verso profughi e migranti. Con un crescente favore dell'opinione pubblica. Il soft power americano che tanto influenza anche la nostra cultura sembra aver imboccato una strada nuova e rischiosa. Sarà compito importante riflettere e dibattere su questi sviluppi, figli in taluni casi anche di una sottovalutazione della portata del fenomeno migratorio e delle sue conseguenze.

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