martedì 17 maggio 2011
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Caro direttore,scrivo per chiedere ad Avvenire di non far passare sotto silenzio il 30° anniversario, così come è avvenuto per il 25°, del referendum del 17 maggio 1981 sull’abrogazione della 194, che ha legalizzato l’aborto: nel 2006 nessun media nazionale, laico e cattolico, ne parlò. Certo non fa piacere ricordare il giorno più tragico e anche forse più vergognoso nella storia dell’Italia e della Chiesa italiana, però continuare a rimuovere dalla nostra coscienza quel tragico avvenimento, non solo oltraggia le milioni di vittime innocenti della 194, ma serve solo a continuare a ripetere gli stessi errori di allora... Sono certo che Avvenire parlerà del referendum del 1981, del perché si "straperse" – e non si "stravinse" come era possibile – e di come fare giungere anche in Italia e nel mondo al rispetto e alla tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, così come è avvenuto recentemente in Ungheria.

Mario Romanelli, Laurito (Sa)

La sua lettera, gentile signor Romanelli, è di sabato 14 maggio e, nella versione originale, è molto molto lunga e articolata. Sintetizzandola, ne ho salvato l’essenziale (o, almeno, spero di esserci riuscito) anche in certi accenti polemici che, pure, mi lasciano perplesso e francamente stento a capire. L’ho fatto, perché – nel momento in cui la sua email-promemoria è arrivata – stava per andare in pagina la seconda parte del lavoro dedicato al tristissimo anniversario del referendum sull’aborto tenutosi a metà maggio di trent’anni fa. Proprio domenica scorsa, ha infatti avuto la vetrina di Avvenire (la nostra pagina tre) un "punto" con lo sguardo rivolto al futuro dell’impegno per la vita. Già due giorni prima, cioè giovedì 12 maggio, avevamo invece collocato l’ampia prima parte di questo lavoro non solo rievocativo nelle due pagine centrali dell’inserto "è vita": riflessioni, analisi, testimonianze e dati sul filo della memoria e guardando avanti.Mi pare che tutto questo le sia sfuggito, e per questo glielo segnalo. Ma soprattutto, caro lettore, vorrei ricordarle che Avvenire non ha mai avuto bisogno (e continua a non averne) di ricorrenze speciali o di anniversari tondi per occuparsi – con qualità informativa e chiarezza valoriale – dei temi chiave della vita e della morte, delle autentiche libertà fondamentali della persona umana e della sua insopprimibile dignità dal concepimento sino alla fine naturale. Detto questo, sono d’accordo con lei: sui giornali, in tv e nella vita di ogni giorno purtroppo c’è chi non si decide mai a fare onestamente i conti con questioni grandi e gravi come quella dell’aborto e dei tremendi drammi che produce.
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