martedì 20 luglio 2010
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Caro direttore,la lunga battaglia di Avvenire per evitare "tagli" ingiusti e incomprensibili sulla pelle dei dsisabili (veri) si è conclusa con successo l’8 luglio scorso. Si sono così finalmente tranquillizzati gli animi scossi dalla precedente decisione di infierire sui portatori di handicap, togliendo quanto rappresentava un pur minimo sollievo per le loro famiglie. Il tema è stato oggetto di una pacata discussione la domenica successiva, in una grande struttura socio-assistenziale dove si festeggiavano anniversari, compleanni e onomastici di alcuni amici ospiti, assistiti con tanta cura, disponibilità, serenità dal personale medico, paramedico, religioso e volontario. Ho preso la parola anch’io e sul viso di Annamaria, degente nella casa da oltre cinquant’anni, è spuntata una lacrima... di gioia e di ringraziamento, anche se pur sempre di mestizia per il disagio dell’handicap. Appena mi ha visto ha accelerato la corsa della sua carrozzina e sorridendo ha detto: «Ben fatto! Ci voleva una voce forte per sottolineare che anche noi siamo parte viva di un Paese dove la solidarietà è ancora praticata e applicata...». Mi mostrava la pagina di Avvenire con l’editoriale di «papà Antonio» (Maria Mira), che diceva di conoscere già: ci siamo trattenuti a lungo commentandolo. Mi ha stupito però quando, durante la Santa Messa, dopo la distribuzione dell’Eucaristia, la stessa Annamaria si è portata al centro della navata della cappella e, come "ringraziamento" ha letto con voce tremante lo stesso articolo tra il silenzio di tutta l’assemblea, che non si aspettava quel gesto. Commento finale di don Cirillo: «Doppiamente ben fatto!». E io aggiungo: che i soldi risparmiati grazie alla lotta ai falsi invalidi siano destinati a migliorare i trattamenti per coloro che devono convivere con l’handicap.Gianni Moralli, Dongo (Co)Con questa sua lettera, caro signor Moralli, lei ci restituisce eco e senso del nostro lavoro. Se l’impegno dei giornalisti di Avvenire è in grado di dare coraggio a persone come la sua – e nostra – amica Annamaria e riesce a interpretarne la vita, le difficoltà e le speranze, allora davvero nessuno può dire che si tratta semplicemente di battaglie di carta. Noi ce lo auguriamo sempre, a volte troviamo corroboranti conferme, comunque non ci tiriamo indietro. Grazie. E grazie lo dico anche ai colleghi che con lucidità e passione hanno affrontato e approfondito il problema del trattamento di legge per le persone disabili, aiutando anche gli addetti ai lavori a capire bene che cosa c’era in ballo e che cosa si rischiava di combinare agendo scriteriamente sulla soglia di invalidità. A Toni Mira è già stato dato giustamente il suo, io voglio ricordare il preziosissimo lavoro di Roberta D’Angelo e di Angelo Picariello, il supporto di Pino Ciociola e il lucido contributo tecnico di Vittorio Spinelli che il 22 giugno scorso nella sua rubrica "Pensioni & Previdenza" aveva indicato proprio la ragionevolissima via che lei, caro Moralli, torna a suggerire: utilizzare i fondi recuperati nella lotta ai falsi invalidi per rimpolpare i magri assegni destinati a quelli veri. E infine è giusto che il cerchio si chiuda qui, in questo spazio di dialogo, di proposta, e di sottolineatura forte dei problemi, dove il 3 giugno avevo potuto aprirlo con l’appassionato grido di denuncia di due amici lettori. Un caro saluto a lei e ad Annamaria.

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