Trump ma non solo: tutti i governi che hanno limitato il diritto di cittadinanza

L’abolizione dello ius soli è uno dei cavalli di battaglia del presidente Usa. Ora anche il Portogallo ha reso più difficile diventare cittadini, dopo le riforme restrittive di vari altri Paesi europei
April 4, 2026
Trump ma non solo: tutti i governi che hanno limitato il diritto di cittadinanza
Un manifestante davanti alla Corte suprema Usa prima dell'udienza sullo ius soli/ Ansa
Dagli Stati Uniti al Portogallo, passando per Belgio e Finlandia, sono sempre di più i Paesi che hanno reso (o vorrebbero) rendere il riconoscimento della cittadinanza una corsa a ostacoli. Le leggi di partenza nei vari Stati sono diverse, ma l’intento restrittivo è comune. Nei giorni scorsi Donald Trump è stato il primo presidente Usa a partecipare a un’udienza della Corte suprema, proprio sul tema dello ius soli, dopo aver firmato l’abolizione del diritto di cittadinanza per nascita all’inizio del nuovo mandato. I nove giudici della Corte, sei conservatori e tre progressisti, si pronunceranno nelle prossime settimane sul ricorso presentato dall'Amministrazione americana contro le decisioni delle corti inferiori che hanno giudicato incostituzionale il provvedimento. Al centro dello scontro, c’è un emendamento a fondamento della Costituzione, il quattordicesimo, che da oltre 150 anni garantisce a chiunque nasca negli States di diventare cittadino. Trump però non ci sta: «Siamo l'unico paese al mondo così stupido da consentire la cittadinanza per “diritto di nascita”», ha ribadito il tycoon su Truth di rientro alla Casa Bianca. 
Sulla stessa linea sta procedendo il Portogallo. L’assemblea della Repubblica, il suo parlamento, ha approvato il primo aprile una legge che alza il periodo minimo di soggiorno nel Paese per poter richiedere la nazionalità da cinque a dieci anni (sette per i cittadini dell’Ue e della Comunità dei Paesi di lingua ufficiale portoghese). Sono stati poi allungati da uno a cinque gli anni di soggiorno legale di almeno uno dei genitori per garantire lo ius soli ai figli. La legge, su cui il presidente della Repubblica Antonio Jose Seguro potrebbe porre il veto, è passata con l'opposizione dei gruppi di sinistra e i voti favorevoli della coalizione di governo, Alleanza democratica, uniti a quelli dei liberali e della destra radicale di Chega. La legge ha rivisto alcuni tra i punti che a dicembre 2025 avevano portato la precedente riforma della cittadinanza, approvata lo scorso anno, alla bocciatura della Corte costituzionale. Ma restano in piedi i pilastri più restrittivi del testo, così come la norma che stabilisce che il cittadino straniero possa perdere la nazionalità dopo una condanna penale grave e definitiva. 
Il Paese lusitano potrebbe aver preso esempio dai numerosi Stati che negli ultimi anni hanno reso più difficile il riconoscimento della cittadinanza. Nel 2025, in Germania, con il governo Merz ha rivisto parzialmente la riforma introdotta sotto l’esecutivo precedente, di centrosinistra, che velocizzava le tempistiche per diventare tedeschi. Se prima in soli tre anni si poteva arrivare alla naturalizzazione, il tempo minimo è tornato a essere di cinque. La Gran Bretagna, invece, dall’anno scorso impedisce a chi entra illegalmente nel territorio di avere accesso alla cittadinanza. Fino ad allora era previsto che i migranti a cui era stato concesso il diritto di asilo potessero fare richiesta dopo dieci anni di residenza.
Poche settimane fa il Belgio, oltre a rendere più rigorose le norme sulla possibilità di ricongiungimento familiare, ha aumentato la tassa da pagare per coloro che vogliono diventare cittadini da 150 a mille euro. In precedenza, nel 2024, era stato il turno della Finlandia, che aveva portato da cinque a otto gli anni di residenza nel Paese per raggiungere la cittadinanza. Subito dopo, ha inoltre reso più rigidi i paletti sul reddito e più rigorosi i criteri generali per poter fare richiesta. Modifiche simili a quelle annunciate a febbraio scorso dal governo svedese: la proposta prevede che i richiedenti debbano vivere nel paese per otto anni, anziché cinque, oltre a percepire un reddito mensile superiore a 20mila corone svedesi (l’equivalente di circa 1.800 euro) e superare un test di lingua e cultura. Il ministro della Migrazione Johan Forssell ha motivato così la possibile svolta: «Questi requisiti sono molto più severi rispetto alla situazione attuale perché ora, praticamente, non ci sono requisiti».
Un tentativo di riforma restrittiva è stato fatto anche in Francia, dove il parlamento aveva approvato nel 2023 una legge che, tra le varie novità, limitava il suo sistema di ius soli temperato, non garantendo più in automatico, ma solo su richiesta e con procedure più articolate, l’acquisizione della cittadinanza in determinati casi. Il Consiglio costituzionale del Paese, a gennaio 2024, ha però bocciato una parte della riforma, compresa quella che riguardava la nazionalità, ristabilendo le norme precedenti. 

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