Scuola, le proteste ora scuotono anche il Belgio e il Portogallo

A Bruxelles e Liège, centinaia di studenti sono scesi in strada per chiedere maggiori investimenti nei loro istituti. «Siamo in contatto con i ragazzi di Parigi, ma le nostre rivendicazioni sono specifiche», spiegano i giovani. A Lisbona si muovono gli insegnanti, con azioni di sciopero
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October 8, 2026
Persone che manifestano in strada, con un cartello tenuto in mano da una ragazza. Sul cartello ci sono alcune scritte
«Più soldi per i lacrimogeni che per le nostre penne» è la scritta su un cartello dei manifstanti a Bruxelles, in Belgio/ Reuters
«Fate le riforme e deformate la scuola». Le parole sono scritte a mano su un pezzo di cartone. Lo tiene tra le mani un ragazzo di 16 anni, fuori dal suo liceo. Non siamo in Francia, ma a Bruxelles: anche in Belgio, ieri centinaia di studenti sono scesi in strada per protestare. Era il quarto giorno di seguito. Le manifestazioni portano rivendicazioni simili a quelle degli studenti francesi - classi sovraffollate, costi per gli studi che crescono, poche risorse allocate all'istruzione - ma non sono semplicemente una copia di quanto sta accadendo a Parigi. «Siamo ben consapevoli di ciò che sta accadendo in Francia in questo momento», ha dichiarato Soufiane, una studentessa, a Le Monde, «ma le nostre rivendicazioni sono davvero specifiche per il nostro Paese». Il legame con gli studenti francesi è però chiaro. «Siamo in contatto con diversi di loro e ci supportiamo a vicenda», ha spiegato a Reuters Alfred, diciannovenne. «Stiamo affrontando più o meno gli stessi problemi». Nel caso del Belgio, gli studenti puntano il dito soprattutto contro una riforma approvata a giugno dalla Federazione Vallonia-Bruxelles, che prevede, tra le altre cose, 500 milioni di euro di riduzioni di bilancio entro il 2029, crescita delle tasse universitarie e un aumento dell'orario di insegnamento da 20 a 22 ore settimanali. Le proteste sono scoppiate anche nella cittadina belga di Liège, dove - a differenza di quanto accaduto a Bruxelles - le autorità hanno segnalato momenti di forte tensione, atti vandalici e la rottura delle finestre di un liceo. Video girati dai ragazzi mostrano la risposta della polizia, che ha bloccato alcune strade. Il sindaco di Liège, Willy Demeyer, ha dichiarato all’emittente belga Rtbf di auspicare un ritorno alla calma e che «si possa instaurare un dialogo, che i giovani possano esprimere le proprie rimostranze in modo pacifico e, se possibile, fare in modo che le loro preoccupazioni vengano ascoltate». Il ministro dell’Interno Bernard Quintin ha affermato che «L'ordine e la pace saranno ripristinati. Saranno mobilitate tutte le risorse necessarie, comprese le forze di polizia federali e locali».

Mettere al centro le risorse per la scuola

Le rivendicazioni degli studenti francesi e belgi fanno da eco a ciò che sta succedendo da settimane anche in altri Paesi. In Portogallo, la principale federazione degli insegnanti (Fenprof) ha lanciato da metà settembre uno sciopero a tempo indeterminato per denunciare le scarse condizioni salariali dei professori. Le lezioni si tengono regolarmente, ma gli insegnanti si rifiutano di svolgere ore lavorative oltre le 35 previste: gli straordinari non vengono pagati. Anche in Spagna, le sigle rappresentative dei professori si sono unite alle ampie proteste che stanno attraversando il Paese, unendo alle rivendicazioni sul diritto alla casa anche quelle sulle istituzioni scolastiche: classi con meno studenti, migliore organizzazione, salari più alti. A Madrid, i maestri spagnoli hanno programmato un grosso sciopero per il 14 ottobre.

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