Propaganda, timori ed esultanza sui social. «Finito l'islam politico». «No a fantocci Usa»

Il blackout di Internet circoscrive le reazioni di sostenitori del regime e dissidenti, dentro e fuori il Paese. Eppure dai commenti che si riescono a raccogliere si percepiscono divisioni e pareri opposti sul futuro di questa terra
March 1, 2026
Propaganda, timori ed esultanza sui social. «Finito l'islam politico». «No a fantocci Usa»
Una donna passeggia per Teheran nei giorni precedenti all'offensiva israelo-americana / Ansa
I social media come trincee. Come in ogni conflitto, la guerra di propaganda è scattata simultaneamente con i primi missili, interessando diversi ceti sociali. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha scritto su X che «la guerra di Netanyahu e Trump contro l'Iran è del tutto immotivata, illegale e illegittima». «Trump – ha aggiunto Araghchi – ha trasformato "America First" in "Israel First", che significa sempre "America Last", per concludere che «le nostre potenti forze armate insegneranno agli aggressori la lezione che meritano». Sotto la foto della scuola elementare femminile colpita nei raid il ministro ha invece asserito che «questi crimini contro il popolo iraniano non rimarranno senza risposta». Una «rassicurazione» in questo senso sono stati i milioni di sms inviati dalle autorità della Repubblica islamica ai clienti della telefonia mobile per tenere alto il morale della popolazione. «Questa volta – si legge nel messaggio – la risposta dell'Iran è stata più rapida, devastante ed estesa rispetto alla guerra dei 12 giorni (dello scorso giugno, ndr)».
Il blackout di Internet in Iran ha circoscritto le reazioni al congiunto attacco israelo-americano ai soli iraniani residenti all'estero. Che risultano comprensibilmente divisi. La foto satellitare della nuvola di fumo nero che si alza dal complesso fortificato della Guida suprema è diventata virale. «Ecco ciò che resta della casa di Khamenei e dei suoi mercenari. Non restano nemmeno le ceneri», il commento euforico di Azad. «Questo è l'inizio della fine dell'islam politico in Iran. Avanti con altre belle foto» rincara Setare. In risposta alle crude immagini della scuola elementare e di altri obiettivi civili finiti nel mirino replicano due giovani iraniani con un videomessaggio. «Non fatevi trarre in inganno; Il regime islamico e i suoi proxies hanno una lunga tradizione nel nascondere strutture militari all'interno di ospedali e scuole, trasformando la popolazione in scudi umani. Vogliono farvi credere che gli americani colpiscono i civili».
«Questa gentaglia è riuscita alla fine a portare le bombe democratiche in Iran» reagisce ironicamente Javad. Non mancano le reazioni di esponenti della comunità iraniana in Italia. «Complimenti agli iraniani guerrafondai e ai loro complici occidentali – scrive la sociologa Minoo Mirshahvalad – che in questi mesi, con una diligenza esemplare, hanno portato avanti il progetto dell'esportazione della democrazia in Iran. È iniziata la festa». Due giorni prima Mirshahvalad aveva pubblicato un manifesto “inequivocabile” contro la guerra, lanciato da 353 tra attivisti e accademici tutti residenti in Iran. La giornalista Farian Sabahi lamenta invece i messaggi intimidatori ricevuti da gruppi filo monarchici in cui minacciano «un giusto processo per i sostenitori della Repubblica islamica». «A scanso di equivoci – precisa Sabahi –, ribadisco di essere contro il regime di Teheran che viola i diritti umani e non garantisce una vita decorosa ai suoi cittadini. Ma al tempo stesso, nata e cresciuta in una repubblica (quella italiana), faccio veramente fatica a osannare un qualunque personaggio, e quindi pure un erede al trono». Ed è infatti la figura di Reza Pahlavi a suscitare le polemiche più accese. Il figlio dell'ultimo Scià è comparso ieri in un breve messaggio video in cui ha chiesto agli iraniani di «restare vigili e pronti a tornare in piazza per l'azione finale al momento opportuno». «In caso di interruzioni di Internet – ha aggiunto Pahlavi – rimarrò in contatto con voi via radio. Siamo molto vicini alla vittoria finale». «Fantoccio, stai in America», molti dei commenti ostili.

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