Perché i dissidenti russi non interessano a quel che resta dell'Occidente?

A quattro anni dall'inizio dell'aggressione di Mosca, stupisce la mancata saldatura tra il fronte anti-Putin e la società civile europea. Ecco quali sono le ragioni di un'indifferenza crescente, che non è venuta meno neppure dopo le migliaia di morti provocate dal conflitto in Ucraina
January 9, 2026
Perché i dissidenti russi non interessano a quel che resta dell'Occidente?
L’informazione sulla repressione nei confronti di cittadini, personalità della cultura, accademici, attivisti e forze politiche che si oppongono alla guerra non è bastata a rompere il muro della freddezza di buona parte dell’opinione pubblica italiana. La messa alla gogna con l’etichetta di agente straniero (con quello che ne consegue con la perdita di diritti elementari per la vita delle persone), l’introduzione di leggi ad hoc che hanno portato all’arresto di migliaia di persone per tradimento della patria, terrorismo o discredito delle forze armate continuano a non suscitare una mobilitazione.
A quattro anni dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina s’impone una riflessione, quantomeno il tentativo di sviscerare interrogativi sulle ragioni di questa mancata saldatura tra Occidente e opposizione in Russia. Tra chi nel campo occidentale è impegnato nella difesa delle libertà, diritti e democrazia e chi cerca di conquistarli in Russia.
Tra le ragioni ha forse un ruolo il disinteresse verso il campo post sovietico in toto e ciò che nel frattempo andava sviluppandosi nella sua società. Con lo scioglimento dell’Urss e la fine del mondo diviso per blocchi, è cessata altresì l’identificazione nella Russia come riferimento opposto all’Occidente. Eppure non è solo dall’agosto del 1991 e la fine dell’Unione Sovietica che quel campo non veniva riconosciuto come riferimento dal vasto mondo solidale, pacifista e politico inclusa la sinistra democratica in Italia ed Europa. Il processo di costruzione di relazioni con chi all’Est chiedeva libertà di espressione e diritti umani vide la nascita di esperienze di incontro con i movimenti per i diritti umani europei occidentali.
La più significativa è stata certamente l’Assemblea dei Cittadini di Helsinki, che si svolse nell’ottobre del 1990 a Praga, patrocinata simbolicamente da Vaclav Havel, il drammaturgo e scrittore cecoslovacco dissidente che divenne poi presidente della Repubblica. Tentativi di dialogo costruiti dal basso a partire dai movimenti per la pace e diritti umani europei che avevano saputo immaginare un campo democratico e libero dagli Urali al Portogallo. Una storia scritta da pacifisti straordinariamente visionari e lucidi come Alexander Langer e Tom Benetollo. Varrebbe la pena di rileggere oggi quella storia alla luce delle debolezze e delle mancate empatie dei movimenti che si dicono solidali. Pagine da raccomandare a chi non ha conosciuto quel percorso e a chi lo ha dimenticato. Pagine, che ne ripercorrono la genesi grazie al lavoro di Antonio Papisca e Marco Mascia in quegli anni all’Università di Padova.
Forse la perdita d’interesse verso il mondo russo può essere anche ricercata nell’impegno del mondo solidale italiano ed europeo verso la società civile nei Paesi africani usciti dal colonialismo e latino americani usciti dalle dittature. L’impegno nella cooperazione internazionale per la lotta alla povertà e la cancellazione del debito hanno visto un grande impegno. Come pure il sostegno alla causa di popoli per la loro autodeterminazione, come quello palestinese e la solidarietà verso quelli della ex Jugoslavia martoriati dalla guerra. È rimasto sullo sfondo, come dimenticato, ciò che nel frattempo accadeva al di là dell’ex cortina di ferro.
Quelli che una volta erano i dissidenti oppressi in Urss, Sacharov, Solzhenitsyn ma persino Gorbaciov, padre della Perestrojka, sono diventati per un certo mondo, simboli della complicità della disgregazione del fronte da opporre ai mali dell’Occidente più che alleati di un mondo nuovo. Havel sì, loro no. Una sorta di distrazione dal mondo russo volgendo l’attenzione ad altri processi importanti in corso nello scenario mondiale. Forse anche portatori di minori contraddizioni? La riflessione sui regimi post coloniali poco libertari, in quelle che sono state le aree di influenza che hanno visto confrontarsi i blocchi, non si è mai sviluppata ed esaurita a sufficienza. Si spiegano così le attuali simpatie verso le leadership dei Paesi Brics che oggi sostengono Mosca. Per questi ultimi, una forma di gratitudine verso chi li aveva sostenuti durante la lotta di liberazione che anche da noi trova proseliti. Come se Putin rappresentasse la continuità con l’Urss che fu.
Fatto sta che la perdita d’interesse verso la Russia è andata crescendo mentre si affermava il potere di Putin e progressivamente la repressione per gli oppositori e mentre interesse e relazioni andavano insediandosi tra gruppi dell’estrema destra e forze politiche nostrane stabilivano accordi di amicizia con Russia Unita. I cambiamenti epocali hanno visto la sparizione di una serie di forme e forze politiche tradizionali e al tempo stesso la nascita di aggregazioni sociali e altre populiste. Il ruolo dei social fa la sua parte per chi ne sa usare la potenzialità di comunicazione e influenza e chi invece ne subisce la riduzione fino ai minimi termini della capacità di approfondimento e lettura politica. Sta anche in questo frangente la mancanza di riconoscimento reciproco a livello politico tra chi in Russia si batte per la libertà di espressione e azione democratica e chi in Italia ed Europa si batte per difendere gli spazi democratici, la libertà di dissenso e un’Europa capace di svolgere un'azione politica diplomatica di dialogo e di pace. Per farlo serve avere anche il coraggio di esporsi con la solidarietà forte e chiara a chi in Russia resiste e si oppone alla repressione. Per costruire un mondo diverso da quello messo in scena e sangue in questi anni da chi detiene il potere non può prescindere dal dimostrare qui e ora chi sono i possibili alleati di chi là è in carcere o è considerato agente straniero e per questo ha le mani legate.

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