domenica 14 aprile 2019
Una Corte federale ha riconosciuto il diritto di 2.700 bambini in Centro America di ricongiungersi ai genitori
Una Via Crucis del Migrante a San Salvador. Dal Salvador e dall'Honduras i migranti partono in carovana verso il confine messicano con gli Stati Uniti  (Ansa)

Una Via Crucis del Migrante a San Salvador. Dal Salvador e dall'Honduras i migranti partono in carovana verso il confine messicano con gli Stati Uniti (Ansa)

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Doppia sentenza sul giro di vite anti-immigrati di Donald Trump, che appare determinato a chiudere il confine fra Stati Uniti e Messico, dove gli arrivi di centroamericani hanno raggiunto livelli preoccupanti. I due verdetti sono di segno opposto. Un tribunale d’appello ha autorizzato l’Amministrazione repubblicana a continuare a costringere i richiedenti asilo ad attendere per mesi in Messico una decisione sul loro caso.

Ma un’altra Corte federale ha riconosciuto il diritto di 2.700 bambini in Centro America di ricongiungersi ai genitori che vivono negli Usa come «persone protette», perché fuggite da violenza o da catastrofi naturali. Nella prima istanza, si tratta di una vittoria per il presidente americano, che da dicembre impedisce agli aspiranti rifugiati di entrare negli Stati Uniti per presentare domanda di asilo, un divieto considerato da molti gruppi per la difesa dei diritti umani una violazione del diritto internazionale. Ma la decisione dei tre giudici della Corte d’appello del nono circuito è provvisoria: la settimana prossima stabilirà se il bando all’ingresso può rimanere in vigore a tempo indeterminato.

Meno positivo per Trump il patteggiamento raggiunto dal suo ministero alla Giustizia con un tribunale federale, che ristabilisce un programma di ricongiungimento familiare voluto dall’Amministrazione di Barack Obama e cancellato dal suo successore. Si tratta di un’intesa con il Guatemala, l’Honduras ed El Salvador, che concede la residenza permanente ai figli di adulti giunti negli Stati Uniti con lo status di “persone protette”, concesso di solito a chi abbandona il proprio Paese in seguito a terremoti (come quello di Haiti) o guerra. La Corte ha di fatto dato ragione al ricorso presentato dai genitori di 12 bambini e da una associazione per la difesa dei diritti civili degli immigrati. L’Amministrazione Trump ha, però, ottenuto di limitare il programma, accettando solo i bambini per i quali era stato già avviato l’iter di riunificazione.

Una foto dalla storia 'La Carovana dei Migranti' di Pieter Ten Hoopen vincitrice del premio 'Storia dell'Anno 2019 al World Press Photo 2019 (Ansa)

Una foto dalla storia "La Carovana dei Migranti" di Pieter Ten Hoopen vincitrice del premio "Storia dell'Anno 2019 al World Press Photo 2019 (Ansa)

Ma il presidente Usa non appare intenzionato a indietreggiare dalla linea dura contro gli immigrati. Ieri si è appreso che avrebbe chiesto al neo-segretario (ad interim) per la Sicurezza nazionale Kevin McAleenan di chiudere la frontiera con il Messico. Kirstjen Nielsen, che ha preceduto McAleenan alla Homeland Security, il ministero responsabile di attuare le politiche migratorie, si è dimessa una settimana fa proprio in protesta alla richiesta del presidente di chiudere il confine, da lei definita «illegale». Nielsen e McAleenan, tuttavia, si sono trovati d’accordo nel dichiarare che i centri di detenzione per immigrati lungo i 3.000 chilometri di confine sono «allo stremo», avendo spesso superato di quattro volte la capienza massima.

In molti casi, i nuovi arrivati sono dunque detenuti all’aperto, sotto ponti chiusi da recinzioni metalliche, o in tendopoli di fortuna. Gli agenti frontalieri attualmente arrestano più di 13mila persone al giorno, soprattutto famiglie con bambini, che si presentano ai posti di controllo Usa spesso in grandi gruppi, le cosiddette “carovane”. L’ultima, di tremila persone, partita mercoledì dall’Honduras, è appena entrata nel sud del Messico. A questo ritmo, nel 2019 si potrebbe superare il milione di arrivi negli Stati Uniti, un livello mai visto dal 2000.

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