venerdì 15 marzo 2024
Una sezione data alle fiamme, due imbrattate di vernice e inchiostro a Mosca, molotov a San Pietroburgo: tornano i nastrini verdi della opposizione silenziosa. Tre milioni scelgono il voto elettronico
Un piccolo incendio in un seggio di Mosca. Decine gli episodi di sabotaggio segnalati

Un piccolo incendio in un seggio di Mosca. Decine gli episodi di sabotaggio segnalati - Reuters

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La signora Natalia va di fretta. «Devo andare da mia figlia a curare la bambina» dice. Poi, però, capisce che può parlare di Putin e si blocca. Il volto si illumina. Ne parla come se lo conoscesse. «Cosa le posso dire? È una persona perfetta. È buono, gentile, colto, intelligente. È il meglio che potesse capitare alla Russia». Siamo vicino alla scuola numero 1929. A poche centinaia di metri c’è il cimitero dove è sepolto Alexeij Navalny. Proprio nelle stesse ore, in altre parti della città e del Paese, sono stati attaccati alcuni seggi elettorali nel primo giorno di voto. Segno che Vladimir Putin non è considerato perfetto da tutti. Nella capitale almeno una sezione elettorale è bruciata e altre due sono state ricoperte di vernice verde. Lo stesso colore dei nastrini usati per la “resistenza silenziosa” russa e per attaccare Alexeij Navalny nel 2017. A Volgograd, per imbrattare le urne, hanno usato direttamente proprio lo spray che rese quasi cieco il dissidente morto lo scorso 16 febbraio. Segno che una parte di opposizione nel Paese non ha volto, ma è molto connotata cromaticamente. E diverse persone sono state arrestate dopo aver versato inchiostro nelle urne per sabotare le schede. Pare a tutti una protesta coordinata, in almeno cinque seggi nelle regioni di Mosca, Voronezh, Rostov e Karachay-Cherkessia: uno di questi sabotaggi è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza di un seggio di Mosca e poi postato sui social.

A San Pietroburgo, la città natale del “presidente perfetto”, hanno scelto direttamente le molotov, prendendo di mira un seggio nel distretto Moskovsky. La polizia ha arrestato una ragazza di 21 anni, che facilmente sarà la prima di una lunga serie. Nikolaij Bulaev, vicepresidente della Commissione elettorale centrale, ha definito gli attacchi alle sezioni elettorali «atti di terrorismo», chiedendo pene esemplari per chi li ha commessi. Il suo capo, Ella Pamfilova, ha definito «feccia» gli autori dei gesti. Che, però, sembrano essere di più rispetto alla versione fornita dalle autorità ufficiali, che hanno parlato di cinque seggi colpiti.

Immagini che contrastano con quelle delle sezioni dove non succede niente e che racconta che le Russie sono almeno due. Quella ampiamente maggioritaria, per convinzione, paura o convenienza. La gente entra in modo ordinato nei cortili delle scuole, non più di tre alla volta. Sono soprattutto anziani o persone di mezza età. Gente che, per imperizia tecnologica o amore della tradizione, non ha utilizzato il voto elettronico. Vassilij è un ex militare. Si muove a fatica ma ha voluto venire a votare comunque. «Dovevo votare – spiega –. Putin è l’unico che può governare in Russia nella situazione attuale». Parla come se davvero pensi che il risultato della consultazione possa essere diverso.

A Basmannij, un quartiere centrale della capitale, dove Navalny nelle elezioni per il sindaco di Mosca del 2018 aveva superato il 30%, la situazione non cambia. Anzi. Non dovendo pensare al portafoglio, perché chi abita in questa zona problemi economici non ne ha di sicuro, si tira in ballo l’Ucraina. E così, fuori dalla scuola numero 2124, Putin da “uomo perfetto” diventa il “salvatore della Patria”. «Se cade Putin, scompare la Russia – spiega Anatolij, che non vuole assolutamente svelare la sua professione –. La guerra in Ucraina è in realtà un test dell’Occidente per capire lo stato attuale della nostra potenza militare. Stiamo dimostrando al mondo che possiamo vincere contro tutti». Il sito di RT, non visibile sul territorio europeo perché considerato diffusore di fake news, parla poco degli attacchi ai seggi, in compenso dice che ha già votato oltre il 27% degli aventi diritto, di cui tre milioni con il voto elettronico. Fra questi, c’è anche il presidente Vladimir Putin. Per scoprire il resto, bisogna andare sui canali Telegram dei media indipendenti.


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