Il caso. Quegli jihadisti con passaporto inglese


Susan Dabbous giovedì 21 agosto 2014
Partono da Parigi, Bruxelles e Berlino, ma la maggior parte vengono da Londra. È un esercito numeroso quello degli jihadisti con passaporto europeo che si arruolano volontariamente nell’Isis, lo Stato islamico dell’Iraq e della Siria. Per questo, ieri, alla notizia dell’autenticazione del video della decapitazione del giornalista americano James Foly, nessuno si è stupito che l’esecutore parlasse inglese con accento londinese. Fonti d’intelligence stimano che quello dei britannici sia il gruppo più nutrito, con almeno 400 miliziani tra i 2.000 che sarebbero partiti dal Vecchio Continente. La maggior parte sono giovanissimi di seconda o terza generazione d’immigrati, con età compresa tra i 16 e i 25 anni. Ma non manca chi ha avuto molta esperienza sul campo, in Afghanistan e in Iraq, durante la seconda guerra del Golfo. Chi addirittura è stato nel carcere di Guantanamo. Secondo, Philip Hammond, vice ministro degli Esteri britannico: «C’è uno jihadismo di ritorno, molti veterani rincasati nel Regno Unito dopo esperienze di addestramento, preparano le giovani leve. Alcuni – prosegue con certa preoccupazione – si dedicano anche all’organizzazione di attacchi terroristici da compiere nel nostro Paese». Le autorità inglesi indagano e arrestano lì dove riescono a risalire ai reati commessi all’estero, spesso in Turchia non appena i miliziani escono, a volte però li lasciano a piede libero per arrivare all’intera rete che li sostiene. Ma perché lo jihadismo europeo prolifera proprio nella City? Il fattore geografico sembra essere importante: la Siria è facilmente accessibile (contrariamente al Pakistan, principale meta del jihadismo inglese prima del 2012) da Londra è possibile raggiungere il confine turco-siriano con delle compagnie low cost. Alcuni miliziani twittano addirittura le indicazioni per raggiungere la Siria in macchina. E da lì il confine con l’Iraq è ormai inesistente per buona parte del territorio. «Sfortunatamente – spiega Maher Shiraz, professore del King’s College esperto di estremismo islamico – la partecipazione britannica in Siria è stata una delle più feroci. I miliziani inglesi hanno computo sia esecuzioni che attacchi kamikaze». Perfettamente consapevoli della dimensione del fenomeno, le autorità giudiziarie inglesi hanno coinvolto molti componenti della comunità islamica in una campagna per placare l’emorragia jihadista. Recentemente sono stati ben cento gli imam in tutto il Regno Unito a invitare, durante i loro i sermoni, coloro che vogliono sostenere la causa siriana a farlo con delle donazioni dal Paese, senza partire. In altri casi, genitori di ragazzi che combattono in Siria hanno denunciato alla polizia e alla stampa i propri figli invitando altri padri a fare lo stesso.
© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: