giovedì 5 luglio 2018
Scontri e arresti contro lo sgombero di Khan al-Ahmar, tra Gerusalemme e Hebron da parte delle forze israeliane. La comunità berbera e i volontari resistono. Oggi intervengono gli ambasciatori Ue
Gli scontri nel villaggio berbero di Khan al-Ahmar, tra Gerusalemme e Hebron (LaPresse)

Gli scontri nel villaggio berbero di Khan al-Ahmar, tra Gerusalemme e Hebron (LaPresse)

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Scontri e arresti nelle proteste scoppiate contro lo sgombero di Khan al-Ahmar, tra Gerusalemme e Hebron. Forze israeliane hanno circondato ieri mattina la piccola comunità beduina per procedere al trasferimento dei 180 residenti e all’abbattimento delle strutture, tra cui la famosa “Scuola di gomme”. Si tratta di un edificio senza fondamenta, costruito nel 2009 con pneumatici usati grazie alla Cooperazione italiana, alla Cei, alla Ong “Vento di Terra” e a una rete di Comuni italiani. Decine di attivisti si sono uniti agli abitanti per protestare contro lo smantellamento e impedire alle ruspe di demolire le case e la scuola frequentata anche dai bambini dei villaggi vicini. Secondo un comunicato della polizia, ci sono stati 11 arresti e quattro agenti feriti, dopo che i manifestanti hanno cercato di bloccare i macchinari inviati per costruire una strada d’accesso in vista della demolizione e hanno lanciato pietre. I media palestinesi parlano invece di oltre 35 feriti tra i residenti e gli attivisti, locali e stranieri.

La protesta: volontari e residenti bloccano le ruspe impiegate nelle demolizione delle case (LaPresse)

La protesta: volontari e residenti bloccano le ruspe impiegate nelle demolizione delle case (LaPresse)

«L’intero sito – ha riferito Giulia Schirò, di “Vento di Terra Onlus”, presente sul posto – è stato dichiarato zona militare a partire da domani, con l’intento di limitarne l’accesso alle persone, in particolare stampa e delegati internazionali ». La Corte Suprema israeliana aveva dato nello scorso maggio luce verde alla demolizione del villaggio che si trova nell’area C della Cisgiordania (sotto controllo civile e militare israeliano) malgrado le proteste internazionali. Israele considera le strutture «abusive e non sanabili». I palestinesi, invece, accusano Israele di volere lasciare spazio a nuove costruzioni dei coloni. Oggi i rappresentanti di Italia, Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna chiederanno a Israele il rinvio della decisione della Corte Suprema per l’abbattimento delle strutture della comunità.

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