L'annuncio di Israele: «Abbiamo ucciso Larijani». Era l'uomo forte del regime dopo Khamenei
di Giulio Isola
Il ministro della Difesa di Tel Aviv, Katz: è morto dopo un raid notturno a Teheran, insieme al comandante Soleimani. Nei giorni scorsi aveva sfidato gli Usa scendendo in piazza e dicendo: Trump non ha capito che siamo una nazione coraggiosa. Sui suoi canali social compare un messaggio: ricordate chi ha sacrificato la vita per questo Paese

Alì Larijani, l'uomo forte del regime iraniano dopo la morte di Khamenei, è stato ucciso in un raid notturno da Israele. L'annuncio è stato fatto da Ynet, media israeliano che ha avuto la conferma del decesso dal ministro della Difesa, Israel Katz.
Larijani era il potente segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ed era considerato l'uomo più influente del regime, nonché il leader di fatto della Repubblica islamica dopo la morte dell'ayatollah Khamenei il 28 febbraio scorso. Larijani era inoltre ritenuto il primo responsabile della brutale repressione delle proteste in Iran dello scorso gennaio.
Pur provenendo da un'illustre famiglia religiosa e avendo studiato a Qom, Larijani è sempre stato percepito più come una figura politica che clericale. Per questo era tecnicamente ineleggibile dopo la morte di Khamenei. Molti analisti hanno convenuto sul fatto che, in queste prime settimane di guerra, lo stesso Larijani avesse di fatto assunto un ruolo di “coordinatore” e “regista” durante la transizione.
Proprio venerdì lo stesso Larijani, insieme ai sostenitori del regime, aveva sfidato spie, telecamere e bombe del nemico mostrandosi in strada in occasione della Giornata di Quds, la cosiddetta "giornata di Gerusalemme" istituita in solidarietà con i palestinesi e contro l'occupazione israeliana della città santa. Larijani si era fatto vedere mentre sfilava in piazza e poi su un palco. «Signor Hegseth! - aveva poi scritto su X rivolgendosi al ministro della Guerra americano -. I nostri leader sono stati, e sono tuttora, tra la gente. Ma i vostri leader? Sull'isola di Epstein!».
Larijani era in prima fila nonostante la taglia posta sulla sua testa, mentre i manifestanti scandivano slogan contro Donald Trump e Benyamin Netanyahu calpestando i loro ritratti. In piazza si erano fatti vedere a volto scoperto anche il presidente Masoud Pezeshkian, il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e altri ancora, anche quando le bombe cadevano sulla capitale iraniana, a pochi passi dal corteo. S
«Il problema di Trump - aveva rincarato la dose poi Larijani parlando alla tv di Stato - è che non capisce che il popolo iraniano è una nazione coraggiosa, una nazione forte e determinata: più aumenterà la pressione, più la determinazione degli iraniani si rafforzerà». Insieme a Laijani, tra gli obiettivi dell'attacco dell'Idf è stato colpito anche il comandante delle forze Basij, Gholamreza Soleimani.
Sui canali social di Ali' Larijani è comparso intanto un messaggio scritto a mano dallo stesso segretario del Consiglio di sicurezza iraniano. «Il martirio del valoroso personale navale dell'Esercito della Repubblica Islamica a Dena fa parte dei sacrifici di questa orgogliosa nazione, che si sono manifestati in questa era di lotta contro gli oppressori internazionali. Il loro ricordo rimarrà per sempre nel cuore della nazione iraniana».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






