Dall’Europa solo no a Trump: nessun impegno per lo Stretto di Hormuz

di Giovanni Maria Del Re, Bruxelles
Da Berlino a Parigi, fino a Londra nessuno vuole essere coinvolto. Invariate anche le operazioni Ue già in corso. A Bruxelles si pensa invece a una missione con l’Onu
March 16, 2026
Dall’Europa solo no a Trump: nessun impegno per lo Stretto di Hormuz
Trump nell'ufficio ovale alla Casa Bianca , 16 marzo 2026 / REUTERS/Jonathan Ernst
GIOVANNI MARIA DEL RE
La Nato non c’entra con lo stretto di Hormuz e, quindi, in sostanza la richiesta di Donald Trump di un intervento degli alleati nell’area è irricevibile. Dall’Europa arriva un no al presidente Usa. «Questa non è la guerra dell’Europa – ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, al termine del Consiglio Esteri ieri a Bruxelles -, il nostro focus è la distensione. L’Europa non ha interesse a una guerra prolungata». Soprattutto, ha aggiunto l’estone, «questo compito è davvero al di fuori dell’area d’azione della Nato».
E i no a Trump si sommano, scanditi via via dai principali alleati. Parigi, secondo il
Financial Times
, ha detto a Washington che non manderà nessuna nave. A Berlino il cancelliere Friedrich Merz è netto: «È sempre stato chiaro fin dall’inizio che questa guerra non sia una questione della Nato. Non c’è mai stata una decisione congiunta di intervenire. Né gli Stati Uniti e Israele ci hanno consultato». Fuori dalla Ue, il no arriva anche da Londra. «Stiamo lavorando – dichiara il premier Keir Starmer – insieme ad altri per un piano credibile per lo stretto di Hormuz, per far sì che possiamo riaprire il passaggio delle navi. Voglio esser chiaro, però: non ci sarà, né è mai stata prevista una missione Nato». Sulla stessa linea la Spagna - «non lo accetteremo», ha detto il ministro della Difesa, Margarita Robles - e così pure la Grecia: un portavoce del governo ha affermato che Atene non si impegnerà in operazioni militari nello stretto di Hormuz. E anche l’Italia non intende intervenire, come esplicita a sera la premier Giorgia Meloni, in tv su Rete4: intervenire nello stretto «è più impegnativo, significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento». Prima di lei
il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva sottolineato «l’auspicio di un rapido percorso per arrivare alla pace e stabilità in Medio Oriente». Più possibiliste a «considerare» la richiesta di Trump restano Danimarca, Polonia, Estonia.
Una cosa è chiara: gli Stati europei vogliono tenersi fuori dalla guerra e, soprattutto, evitare di esser visti da Teheran come cobelligeranti. Alcuni, come (secondo indiscrezioni) Italia e Francia, starebbero anzi negoziando con l’Iran affinché acconsenta alle navi dirette verso i loro porti di transitare per lo stretto del Golfo persico. La volontà di evitare un coinvolgimento militare si è del resto manifestata anche nella bocciatura di un’idea lanciata dalla stessa Kallas: e cioè allargare il mandato della missione navale Ue Aspides (creata per difendere le navi dagli attacchi degli houthi yemeniti nel Mar Rosso) per inglobare anche Hormuz. «Se vogliamo avere sicurezza in questa regione - aveva dichiarato Kallas arrivando ai lavori del Consiglio -, allora sarebbe più facile utilizzare già l’operazione che abbiamo in loco e, magari, modificarla un po’». Un rafforzamento c’è già stato, con l’invio di altre due navi francesi che ha portato il totale a cinque. Sull’allargamento, però, niente da fare: è tassativamente contraria la Germania, con il ministro degli Esteri, Johann Wadephul, che si è detto «molto scettico» sull’estensione allo stretto di Hormuz della missione, da lui considerata già «poco efficace» nel Mar Rosso. «Siamo disposti – aveva detto Tajani arrivando al Consiglio Esteri - anche a rinforzare la missione Aspides e la missione Atalanta (al largo del Corno d’Africa,
ndr
). Però non mi pare che siano missioni che si possono allargare a Hormuz». «Non è necessario introdurre alcuna modifica al mandato di Aspides – ha dichiarato pure l’omologo spagnolo, José Manuel Albares -, riteniamo che il mandato attuale è corretto». Alla fine Kallas ha dovuto arrendersi. «Nella nostra discussione – ha dichiarato dopo la riunione – si è visto un chiaro desiderio di rafforzare questa operazione, ma, per il momento, non c’è stato appetito per cambiare il mandato». E pure Tajani ha commentato che le missioni Ue «rimangono con il mandato che hanno».
Kallas, intanto, sta lavorando strettamente con l’Onu per un corridoio nello Stretto di Hormuz come è stato fatto nel Mar Nero per le navi cariche di cereali, cruciali soprattutto per l’Africa e il Medio Oriente. «Ne ho parlato con (il segretario generale,
ndr)
Antonio Guterres», ha detto l’Alto rappresentante. Il timore è anche un impatto disastroso sulla produzione di fertilizzanti che, ha avvertito Kallas, «può portare a una carestia l’anno prossimo».
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