mercoledì 20 novembre 2019
Le "turbas", miliziani al soldo del governo di Ortega, hanno liberato l'edificio sacro. Da dodici ore occupavano la chiesa, dopo aver aggredito religiosi e le madri in sciopero delle fame
Padre Edwin Román, il parroco di San Miguel a Masaya: la chiesa è sotto assedio della polizia da giovedì scorso (Ap)

Padre Edwin Román, il parroco di San Miguel a Masaya: la chiesa è sotto assedio della polizia da giovedì scorso (Ap)

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La cattedrale di Managua è di nuovo libera e domani potrà riprendere le normali attività di culto. Alla fine di un'estenuante giornata, nella serata di ieri, le "turbas", paramilitari al soldo del governo di Daniel Ortega, hanno restituito l'edificio sacro all'arcidiocesi, nella persona di padre Andrea Piccioni, segretario della nunziatura, e padre Boanerges Carballo, delegato del cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo della capitale.

Per dodici ore, la chiesa è rimasta nelle mani dei paramilitari, entrati per aggredire sette madri in sciopero della fame che, accompagnate da familiari e un medico, chiedevano la liberazione dei figli, incarcerati per aver partecipato a proteste nonviolente. Nel blitz erano stati picchiati anche un prete e una suora. Da oltre un anno, le autorità hanno vietato ogni forma di manifestazione pacifica, dopo l'ondata di proteste anti-Ortega della primavera 2018. Nelle ultime settimane, le autorità hanno avviato un nuovo giro di vite: sono 158 gli attivisti arrestati, tra cui i ragazzi delle "mamme della cattedrale". Sulla loro vicenda è intervenuto perfino l'Onu.
La restituzione del principale tempio cattolico del Paese, però, non ha significato la fine della repressione verso la Chiesa, in prima linea nella difesa dei diritti umani.

La parrocchia di San Miguel di Masaya, cittadina alle porte di Managua, è sotto assedio da giovedì scorso. Un cordone di polizia impedisce a chiunque di uscire e di entrare. All'interno ci sono tredici persone, tra cui il parroco, padre Edwin Román, "colpevole" di aver offerto uno spazio sicuro alle madri di altri detenuti che volevano fare digiuno e preghiera per chiedere il rilascio dei figli. Gli intrappolati vanno avanti senza acqua corrente né luce dopo che il municipio ha tagliato i rifornimenti. La salute di padre Edwin, diabetico e senza insulina, sta peggiorando. Il sacerdote - che per paradosso è un discendente di Augusto Sandino, eroe nazionale ai cui ideali dice di ispirarsi Ortega - dice di essere prostrato ma determinato a resistere.
Nel mirino delle forze di sicurezza restano anche altre quattro parrocchie della capitale e tre di Masaya.

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